sabato 30 aprile 2011

Star Wars HD Countdown - 149 : LEGO (...prima di andare a New York)


Cosa c'è di meglio quando due passioni si uniscono? Che ne so, uno che ama la pizza e l'ananas e va in vacanza in Australia. O uno che ama la fotografia e la gnocca, tipo il mio amico Alessio detto Pistone, e si mette a fare il fotografo di gnocca. Ecco, a me piacciono Star Wars e i Lego. I Lego da prima, ma Star Wars di più.
Il punto è che colleziono fumetti, modellini, console Nintendo, dvd, portachiavi, gadget di film. E' una specie di malattia. Allora come mai non colleziono i Lego di Star Wars? Come mai non ne posseggo neanche uno? Cosa mi frena dallo scatenare una passione elevata al quadrato? Non lo so, veramente non lo so. O forse lo so:  la Morte Nera, qui sotto, costa 999 dollari (novecentonovantanove) su amazon.com. E non è che quando collezioni ti metti a sindacare sul prezzo. Se passi al lato oscuro e ti dicono di fare fuori tutti, tu fai fuori tutti, costi quel che costi. La scelta la fai prima: non passi al lato oscuro e puoi ancora pensare che ci sia un limite anche per la Morte Nera fatta tutta di meravigliosi mattoncini Lego. E  che ha anche il raggio distruttore di pianeti. Chissà se c'è anche il condotto dove passano gli X-Wing per farla saltare. Dovrei vederla da vicino, in effetti.

Che poi, ora che ci penso mentre scrivo, non sono tanti 999 dollari...

 Questa qui sotto invece, sta sui 500 euro. Ogni spicchio, contiene uno scenario del primo o terzo film...

mercoledì 27 aprile 2011

Thor

 "datemi un martello" - "che cosa ne vuoi fare?" - 
"lo voglio dare in testa a chi non mi va!"

Considerazione 1: la pubbicazione in rete delle clip tratte dal film è un mezzo pubblicitario controproducente, oltre che stupido. Perchè devo rovinarmi la sorpresa? E soprattutto, brutto nerd del cazzo seduto dietro di me, tu che invece di lavarti le ascelle ti guardi a rallentatore a ripetizione ogni scena che trovi su internet, perchè vai al cinema con uno a cui devi spiegare tutto mentre accade, prima che accada e dopo che è accaduto, forte dell'esegesi già fatta davanti allo schermo del pc di casa? Ma vaffanculo tu, l'amico e le clip. Aumentate 'sto biglietto, così al cinema ci vado da solo.

Considerazione 2: non me la ricordo più, sono troppo incazzato per la Considerazione 1.

Ci sono personaggi che nascono perfetti, dei capolavori letterari ed umani. Odisseo. Charlie Brown. Jean Valjean. Spider-Man. Paperino. Lupin III. Altri, invece, magari sembrano anche interessanti sul momento, ma in realtà necessitano di un autore veramente bravo, altrimenti mostrano la loro intrinseca debolezza. Superman. Achille. Topolino. Mogol (sì, sì, quello). Thor

Thor è un dio, bello alto biondo e potente. C'ha un martello grosso così ed evoca FULMINI. Letterariamente, un disastro: o fate il fabbro in un villaggio vichingo o è difficile far scattare quell'empatia necessaria a farvi comprare un fumetto. Allora alla Marvel, nel lontano 1962 pensarono bene di fargli avere anche una vita mortale e difficile nei panni di un dottor House ante litteram, il claudicante dottor Donald Blake. Poichè però al cinema evidentemente i dottori zoppi funzionano meno che in tv, tutta sta solfa hanno deciso di saltarla: Thor viene sì esiliato da Odino per la sua tracotanza, ma semplicemente privato dei suoi poteri  e del suo martello fino a quando ne sarà di nuovo degno (cioè cinque minuti prima della fine del film). Così sulla Terra lo prendono per pazzo finchè. eccetera eccetera andatelo a vedere.

La profezia dei Maya non fa riferimento alla fine del mondo. Fa riferimento al film dei Vendicatori. Nel 2012 esce - vivaddio-  sto cavolo di film dei Vendicatori, che i Marvel Studios stanno promuovendo da anni  con dei godibili ma pressochè inutili trailer di due ore ciascuno: Iron Man, Hulk, Iron Man 2, Thor e Capitan America.
Dopo, forse, faranno un film come Odino comanda. O come Nolan insegna.
Thor è decisamente meglio di Iron Man 2 (e ci voleva poco) e riesce a bilanciare meglio di quanto mi aspettassi i due contesti narrativi delle avventure del dio del Tuono, quello ambientanto ad Asgard, dove il dio dell'inganno Loki (miglior personaggio del film e grande Tom Hiddleston) trama contro l'ascesa al trono di Thor e quello sulla Terra, dove sono piazzati  però i  "ganci" ai film successivi e precedenti., tutti  piuttosto inutili  per la storia (tipo quando appare Occhio di Falco (Jeremy Renner) e non fa un cavolo per cinque minuti ma il nerd del cazzo dietro di me se l'è fatta nei pantaloni per l'emozione. Senza smettere di parlare). Niente più che un onesto fumettone, divertente ma non coinvolgente, spettacolare ma non epico, non mitico abbastanza: Kenneth Branagh fa quel che può ma ha le mani legate da una sceneggiatura che non consente toni drammatici o degni delle tematiche shakespeariane, palesi ma non sviscerate a fondo, per le quali forse è stato scelto. 

La cosa meno convincente in assoluto è la scenografia di Asgard, che sembra uscita da un brainstorming tra Briatore, Gattuso e Roberto Cavalli, per il livello di cafonaggine e pacchianeria. Costumi, interni ed esterni sono, poco mitologici, poco nordici, poco magici e poco tecnologici. Una freddezza ed una scarsa originalità che contribuiscono a non rendere il film sufficientemente coinvolgente proprio nella parte che doveva essere peculiare di Thor: la dimensione ultraterrena. Rileggere Walt Simonson per rappresentazione di Asgard convincente e funzionale alla storia. Anche il regno di Jotunheim sembra copiato (male) da Il Signore degli Anelli ed i giganti del Ghiaccio sono poco più che dei pupazzoni di cartapesta. Insomma, va bene che Thor alla fine arriverà sulla Terra per unirsi ai Vendicatori, ma si poteva fare qualcosa di più per questa Asgard, considerato il budget.
 
Un adattamento comporta delle scelte anche drastiche, si sa. Sebbene il risultato finale sia più che sufficiente,  soprattutto per la media dei film Marvel recenti, Thor ha sofferto più di altri (penso agli X-Men o a Spider-Man) il passaggio da carta a pellicola, risultando un misto delle varie interpretazioni che ne sono state date negli anni dai vari autori, senza però aver preso il meglio da alcuna di esse.   

P.S.: classifica delle gnocche: lady Sif (Jaimie Alexander) uber alles, la madre di Thor (Renè Russo, che ancora si difende bene) , l'amica di Jane, (Kat Dennings)  e Jane (Natalie Portman). Natalie Portman, con quel testone e quel sorriso finto, fa venire in mente cosa diceva di lei il coreografo Vincent Cassel ne Il Cigno Nero. Meglio, così non mi tocca litigarmela con Thor.

P.P.S.: ecco la considerazione 2: dove cazzo è BALDER?????

martedì 26 aprile 2011

Habemus Papam


"Qualcuno ha chiesto al dottore se è credente?"

Habemus Papam è un bel titolo per un film che in realtà parla dell'opposto, ma sotto sotto neanche di quello. Mi sono sempre chiesto: ma se è Dio ad ispirare i cardinali durante il Conclave, allora perchè l'eletto non esce all'unanimità alla prima votazione? O è incerto pure Dio o i cardinali non sono ben sintonizzati. Magari qualcuno ascolta Marione e vota Rosella Sensi. Che forse era comunque meglio di Ratzinger, ma non divaghiamo. Insomma, la comicità intrinseca del Conclave no ha bisogno dell'ironia di Nanni Moretti, eppure i primi venti minuti di Habemus Papam sono efficacissimi nel raccontare la difficile elezione del successore di un Papa (Woytila?) in forma di commedia.
L'eletto (Michel Piccoli), però, ha qualche dubbio e, mentre lo psicoterapeuta chiamato in suo soccorso (Nanni Moretti) rimane "intrappolato" in Vaticano insieme ai cardinali, scappa a fare un giro per Roma per schiarirsi le idee.

Il caimano fu accusato di essere un film contro/su Berlusconi da chi non l'aveva visto ed anche poi da alcuni di quelli che lo hanno visto. Ma Berlusconi non è un'opinione, è un dato di fatto. Che l'Italia stia diventando un paese eticamente e socialmente da terzo mondo anche, ed Il caimano parla di quello: di una persona -che più lontana da Berlusconi non si potrebbe - vivere nell'Italia di oggi. Un pesce fuor d'acqua.

Così Habemus Papam non parla del Papa e non è un film contro la Chiesa, ma è un film sulla coscienza che ognuno di noi dovrebbe avere quando accetta o rifiuta delle responsabilità. Merce rara oggi, che tutti sono attaccati alle poltrone anche quando vengono scoperti a fare cose per cui non potrebbero più fare neanche l'amministratore di condominio, una persona che abbia l'umiltà di dire " no, non sono adatto. Ci penso un attimo e poi vi faccio sapere." La lente di ingrandimento che Moretti usa è quella di far diventare questa persona il successore di Pietro, ruolo ambito di enorme responsabilità, ma anche di privilegi.

Lo diceva Moretti stesso ne Il caimano: è sempre il momento di fare una commedia, anche quando non sembra. Senza mettere mai in ridicolo nessuno e certamente non le istituzioni ecclesiastiche, Moretti costruisce scene estremamente divertenti con l'ausilio di alcuni ottimi attori (Roberto Nobile, Renato Scarpa, Camillo Milli) chiamati ad interpretare i cardinali più in vista, in una situazione difficile che ne rivela il lato più umano e meno formale.
Troppo facile sparare sulla Croce Rossa del Vaticano travolto dagli scandali: fa bene Habemus Papam a tenersi lontano da queste scorciatoie.

Il tema del confronto aperto e sereno è un'altra tematica che nel film viene messa in risalto con decisione: dopo le tensioni iniziali, anche il decano dei cardinali e l'ateo materialista riescono a parlare di due visioni opposte della vita, restando ciascuno della propria opinione senza per questo mancarsi di rispetto o smettere per questo di riconoscersi come degni interlocutori.
Moretti non propone l'assenza di senso della vita del darwinismo come alternativa alla Provvidenza (tanto per citare una recensione letta in rete): quello scambio di battute è come l'intero film. Pensare che Moretti stia davvero parlando del Papa e del senso della vita significa aver guardato il dito che indica la Luna e non aver capito molto di Habemus Papam. Se l'idea fosse venuta a Woody Allen, avremmo visto, allora sì, un film estremamente pessimista e intriso di quel nichilismo e che sta rovinando la sua produzione più recente. Diverso è il percorso che Moretti ha preso, dopo tanti film autobiografici ed incentrati su se stesso personaggio/autore/attore. Guardando fuori di sè, Moretti vede un'Italia in rovina, che deve ricostruirsi dal punto di vista morale prima che culturale e politico. Habemus Papam riprende il discorso de Il caimano su questo aspetto fondamentale, cambiando punto di vista e tono. Uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, scommetto che a Cannes sarà apprezzatissimo.

Habemus Papam è un film maturo, divertente, spiazzante per i fan di Moretti ma proprio per questo aperto a tutti. Visto il contenuto, sarebbe stato assurdo il contrario.

giovedì 14 aprile 2011

Si vede dal trailer: Too Much Monkey Business

E ci risiamo...mi immagino gli executive della 20th Century Fox, tutti riuniti intorno ad un tavolo, a scorrere l'elenco dei film per avere almeno un franchise per lettera. Se ci sono riusciti con la X di X-Men, possono faro con tutte le altre... 

A...ALIEN: a posto, Ridley Scott ci sta già lavorando. Sarà un prequel spin-off. Un'esalogia, se ci riusciamo. No, senza Raoul Bova. B....Butch Cassidy...beh possiamo sempre fare che Butch è morto e facciamo solo il sequel con Redford. Fategli un colpo di telefono, va, ma in fretta altrimenti dobbiamo pensare ad un reboot. C....Cocoon, un bel reboot. Gli alieni tornano e trovano Steve Guttenberg sotto un ponte. Porello, va rilanciato anche lui prima o poi. D...Daredevil, rifacciamo tutto da capo. Tanto, meglio di Ben Affleck potremmo prendere anche il pupazzo Gnappo. E così via.
Fino a P.
Planet of the Apes, dice uno, evidentemente appena assunto. Però raccomandato: non gli si può far notare che quella carta se la sono già bruciata, nientepopodimeno che con Tim Burton al suo minimo storico. Ormai la frittata è fatta, che si fa? Remake no, però, basta. Reboot/prequel/nuova serie? dai...se po' fa. Però, mica può essere una cosa ingenuotta come l'altra volta, che poi tutti quei costumi da scimmia per ammortizzarli ci abbiamo dovuto fare altri sei film appresso al primo. Facciamo in motion capture (chiamate Andy Serkis, che ha già fatto King Kong e la scimmia triste gli viene bene). Facciamo la trilogia del tipo che alla fine del terzo film cade la statua della libertà così tutto torna anche se non c'entra niente. E poi, ci vuole il pistolotto moraleggiante, che comunque è tutta colpa degli uomini che giocano a fare Dio. Ci vorrebbe un attore tormentato e ambiguo come Tim Roth, ma poi ci incasiniamo troppo con l'autoreferenzialità. Charlton Heston è già morto? Chi abbiamo per fare le scimmie? Tutti bruciati con Burton? Allora facciamo tutte le scimmie digitali. Chi abbiamo per svecchiare un concept di quarant'anni fa? James Franco e Freida Pinto. Giovani carini e non smerdatissimi, al più si smerdano con questa serie.

Insomma, si vede -fin troppo - dal trailer: uomo rende scimmia più intelligente, scimmia si incazza. Scimmia parla? Mi gioco mille euro che il film finisce con scimmia parla.
Sì, sono prevenuto. Si vede dal trailer, appunto: un incrocio tra King Kong e Donkey Kong, con le scimmie digitali libere a fare casini come sempre quando non c'è Super Mario nei paraggi. E non vi aspettate che il film abbia un vero finale, se non appunto scimmia parla o, al più, scimmia spara (come a dire: finora non avete visto una sega...ma gli otto euro non  è che ve li ridiamo, eh, sia chiaro). Che poi è questa mania di progettare i film in capitoli che distrugge tutto: prima vittima, il fascino del non visto, del non esplicitamente mostrato: non c'è più l'evocatività che era virtù necessaria quando c'era da comprimere una storia in un film. Direi che in merito, proprio il primo Pianeta delle Scimmie è un esempio lampante. E invece no, ci dobbiamo sorbire tutta la pippa degli esperimenti (e delle supercazzole medico-scientifiche), delle scimmie che poco a poco a pochissimo diventano intelligenti, si ribellano...tanto per far succedere qualcosa di veramente fico ci sono i prossimi otto, nove film della serie, no? Già ho il biglietto in tasca, ovviamente e già me ne pento...

1968


2001


2011

mercoledì 13 aprile 2011

Rio

 Rio ha una curiosa storia alle spalle: la sua trama è pressochè identica a quella di Newt, progetto Pixar annullato in avanzata fase di produzione in circostanze poco chiare, forse proprio in seguito ad accordi con la Fox, per evitare un nuovo caso A Bug's Life/Z la formica. Newt era il tentativo di Pixar di fare una commedia sentimentale sui generis: due gechi, ultimi della loro specie, sono costretti a stare insieme per accoppiarsi...peccato che non si sopportano. Non sapremo mai come va a finire.
Rio invece parla di Blu, pappagallino cresciuto in Minnesota, talmente addomesticato che non sa volare (ma sa digitare la password del computer), privato dunque del suo istinto, che viene portato in Brasile con la speranza che si accoppi con la pappagallina Gioiel e ripopoli la specie. Chiaramente i due non si sopportano ,ma - rapiti dai bracconieri - devono trovare il modo di andare d'accordo per salvarsi le penne.

L'incipit di Rio fa sperare benissimo: la sequenza iniziale ricorda i migliori musical Disney ed il piccolo Blu che si muove automaticamente a ritmo di samba è bellissimo. Le cose si perdono quando la trama parte davvero e si arriva nella città che dà il titolo al film, peraltro stereotipata fino all'eccesso in cui tutti i brasiliani con meno di tre battute nel film hanno la stessa faccia. La pecca più grave - per uno spettatore di età adulta - è però che il film è rallentato eccessivamente da numeri musicali invadenti e poco incisivi, distribuiti ad minchiam nella pellicola. Il tentativo di fare un classico Disney apocrifo fallisce dunque miseramente, anche perchè i personaggi comprimari non sono incisivi come dovrebbero (ah, Abu, Lumiere e Sebastian, dove siete...) e la presenza dei personaggi umani forse è mal gestita.
E' un peccato perchè la qualità dell'animazione è elevatissima, ci sono alcune sequenze estremamente spettacolari, che sfruttano al meglio la natura "volatile" dei protagonisti e la tematica dell'istinto perduto e della cattività - per quanto latente - dà veramente qualcosa in più alla storia e rende Blu un personaggio a tutto tondo. Il suo approccio scientifico alla tecnica del volo (ma non solo) è comico e drammatico allo stesso tempo,  una geniale metafora della repressione dei suoi istinti più naturali.

Non è giusto però giudicare un film secondo le proprie aspettative, soprattutto se il film in questione ha un target manifesto. Al contrario di Rapunzel, che con la sua protagonista sciacquetta e irritante può solo generare ragazzine ancor più irritanti, Rio è un film sinceramente pensato (molto e bene) per bambini al di sotto di dieci anni, a cui sicuramente piacerà e potrà anche insegnare qualcosa, invece che far venir voglia di collezionare le sorprese dell'Happy Meal come i film Dreamworks. Tanto di cappello, dunque: se non ho più l'età, purtroppo, è solo colpa mia.
Come disse Marty McFly, "ai vostri figli piacerà", però io adesso torno a giocare ad Angry Birds Rio, che devo ancora prendere tutti gli ananas. 

P.S. doppiaggio non riuscitissimo: Victoria Cabello e Fabio De Luigi non hanno il doppiaggio nelle loro corde vocali, a causa della forte cadenza dialettale, per di più milanese. Non che non siano (a tratti) simpatici, ma il direttore del doppiaggio poteva lavorarci un po' su. Il migliore risulta essere Altafini, ma allora perchè solo il cane parla con l'accento brasiliano? In ogni caso, siamo alle solite: in USA, questi personaggi sono affidati alle performance di attori di primo piano, professionisti. Da noi, dobbiamo sorbirci le marchette televisive. Perchè non i doppiatori italiani degli attori? O perchè non attori di primo piano anche noi? per caso a Favino fa schifo doppiare un cartone animato? mah...

martedì 12 aprile 2011

Star Wars HD Countdown - 167 : Justin van Genderen

A chi dice che Avatar è un bel film, non so che dire. A chi dice che Avatar è un bel film perchè Cameron si è inventato un mondo come Pandora, beh, dico che a me pare la foresta pluviale con qualche luce artificiale, mentre basta guardarsi un qualunque episodio di Star Wars - in particolare i prequel - per vedere almeno un  paio di ambientazioni spettacolari e - quelle  sì - davvero originali. Ecco una collezione di poster realizzati da Justin van Genderen, che a casa nuova starebbero proprio bene, se volete farmi un regalo...





venerdì 8 aprile 2011

Si vede dal trailer: fucking sequel...

Harry ti presento Sally 2? sacrilegio? impossibile? e perchè, Wall Street 2 e Tron Legacy cos'erano? Vogliamo parlare di Amici Miei? e poi...basta adattarsi ai tempi che corrono...

Insomma Sally è morta ed Harry non se ne fa una ragione, mentre invecchia in un ospizio...ma un giorno incontra Sharon (Helen Mirren), che le ricorda tanto ma tanto Sally. Solo che... 


E' tutto uno scherzo, una bella presa in giro della moda dei sequel... ma è realizzato in maniera geniale....(ovviamente usare Meg Ryan avrebbe rovinato l'effetto complessivo della burla, visto com'è ridotta!)


mercoledì 6 aprile 2011

Legend Film Festival



Non è mica colpa mia se sono nato nel 1981. Non mi pare giusto che non possa vedere al cinema i film che sono usciti troppo presto perchè io potessi godermeli sul grande schermo. Per cose come Star Wars basta aspettare, prima o poi, in sala ci tornano. Ma A Qualcuno piace Caldo? Il Padrino? Il Mago di Oz? Come la mettiamo?

Il Legend Film Festival è la soluzione. La Nexo Digital , in collaborazione con The Space Cinema, che probabilmente ha fiutato l'affare dopo il successo inatteso di Ritorno al Futuro l'anno scorso (che infatti riapre il festival), ha dato una forma definitiva all'iniziativa che ha già portato sullo schermo, oltre al primo capitolo della trilogia di Zemeckis, anche Frankestein Junior e Wall Street.
Adesso c'è un calendario di date precise, ma i giorni di programmazione per ciascun film sono pochi (e scomodi)....bisogna anche accontentarsi, sperando che l'iniziativa abbia successo.
 
Ecco il calendario:

22/24 marzo - RITORNO AL FUTURO (1985)  Robert Zemeckis
29/31 marzo -  PSYCO (1960)  Alfred Hitchcock
5/7 aprile - INTRIGO INTERNAZIONALE (1959) Alfred Hitchcock
12/14 aprile - MARNIE (1964) Alfred Hitchcock
19/21  aprile  - IL PADRINO (1972) Francis Ford Coppola
26/28 aprile   - CARLITO'S WAY (1993) Brian De Palma
3/5 maggio  - QUEI BRAVI RAGAZZI (1990) Martin Scorsese
10/12 maggio - GLI INTOCCABILI (1987) Brian De Palma
17/19 maggio - A QUALCUNO PIACE CALDO (1959) Billy Wilder
24/26 maggio - VIA COL VENTO (1939) Victor Fleming
31 mag/2 giugno - SCIARADA (1963) Stanley Donen
7/9 giugno - JESUS CHRIST SUPERSTAR (1973) Norman Jewison
14/16 giugno - FORREST GUMP (1994) Robert Zemeckis
21/23 giugno - ROCKY (1975) John G. Avildsen
28/30 giugno  - LA CALDA NOTTE DELL'ISPETTORE TIBBS (1967) Norman Jewison
5/7 luglio - LA FEBBRE DEL SABATO SERA (1977) John Badham
12/14 luglio - STAYING ALIVE (1983) Sylvester Stallone
19/21 luglio - ALL'INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE Robert Zemeckis                                                          
26/28 luglio - COCOON (1985) Ron Howard
2/4 agosto - EDWARD MANI DI FORBICE (1990) Tim Burton
9/11 agosto - GHOST (1990) David Zucker
16/18 agosto - AMERICAN BEAUTY (1999) Sam Mendes
23/25 agosto - VOGLIA DI TENEREZZA (1983) James L. Brooks
30ago /1 settembre - HOLLYWOOD PARTY (1968) Blake Edwards
6/8 settembre - COLAZIONE DA TIFFANY (1961) Blake Edwards

Ce n'è per tutti i gusti.

lunedì 4 aprile 2011

Si vede dal trailer - uno per tutti

La moda dei sequel non è una trovata americana. Già Alexandre Dumas, in tempi non sospetti fece una fortuna con la sua saga sui Tre Moschettieri (tre romanzi), anche se non è il caso certo di fare paragoni con le moderne trilogie cinematografiche...

Al cinema, il libro di Dumas è stato trasposto innumerevoli volte (e curiosamente, sempre allo stesso modo, interrompendo la narrazione dopo l'episodio dei gioielli) e i tempi sono maturi perchè anche questo capolavoro della letteratura sia profanato indegnamente in nome della stereoscopia. Per protesta, ecco tre trailer de I Tre Moschettieri di tre epoche diverse. Non c'è bisogno di commenti...

1948

Con Gene Kelly nei panni di un sorridentissimo D'artagnan, Lana Turner come Milady e un gigantesco Vincent Price Cardinale Richelieu. La Regina è la signora in giallo da giovane (e infatti il povero Conte di Buckhingham...) , il Re è il Mago di Oz. Tutto in Technicolor, coreografie dei duelli che sembrano danze. Insuperabile.



1973

Apprezzatissimo film di Richard Lester che venne separato in due parti ( I quattro moschettieri uscì nel 1974 e copre la seconda parte del romanzo) a causa della lunghezza eccessiva. Era stato pensato inizialmente per i Beatles.



2011

Dopo 18 secondi di trailer già si capisce che mirabolante stronzata sia questo film. In più, sono riusciti a trovare un D'Artagnan anche peggiore di Chris O'Donnell (anonima versione del 1993, con Kiefer Sutherland, Charlie Sheen e Tim Curry come Richelieu).

Boris - Il Film

 "Ho fatto Sorrentino, ho fatto Ronconi e mo' faccio i soldi"

Senza aver visto le tre stagioni della serie, Boris - Il Film potrebbe apparire alquanto incomprensibile. o comunque suscitare meno risate di quanto dovrebbe. A meno di pensare che la trama di Boris è la storia di un regista, onesto mestierante, che ha un sussulto d'orgoglio e si rifiuta di girare l'ennesima scena orribile dell'ennesima fiction agiografica della tv di stato. E allora ci prova, molla tutto, cerca di fare qualcosa di meglio, di autentico, di sensato: l'adattamento del libro denuncia La Casta. Per un momento, sembra che le cose girino nel migliore dei modi, poi, si ritrova non solo con la solita sgangherata troupe, ma anche a cedere alle pressioni esterne, abbassare continuamente lo standard qualitativo del proprio lavoro e finire frustrato ed incazzato, soprattutto dal fatto che il pessimo risultato del suo lavoro soddisfa davvero tutti.
Togliete la parola regista, la parola fiction, la parola troupe. Sostituitele con il lavoro che fate, l'attività che fate, il team di persone con cui lavorate. Di che parla adesso Boris - Il Film?

Arricchito da qualche cameo nobile e qualche idea davvero geniale (la miglior attrice italiana...) , Boris -Il Film è un puntatone riassuntivo e conclusivo (?) della storia, che -come la seconda e la terza stagione - non aggiunge sostanza a quanto visto nella prima geniale serie e non è per il cinema quello che la serie è per la fiction. Non è un'occasione persa perchè in fondo andare in quella direzione forse avrebbe snaturato sin troppo un giocattolo che funziona benissimo anche sul grande schermo, grazie ad un cast corale affiatatissimo e alle molte cartucce che ancora si possono sparare - un po' crudelmente, ormai - sulle dinamiche squallide di un'Italia trasposta in set televisivo. Resta forse un po' l'idea che si poteva fare di più, ma è un problema di aspettative più che di risultato effettivo, perchè  a conti fatti, si ride tantissimo e nessun personaggio è lasciato indietro. C'è poco Stanis...ma quando mai c'è abbastanza Stanis?

A proposito, ripeto: senza aver visto le tre stagioni della serie, Boris - Il Film potrebbe apparire alquanto incomprensibile. Ma mai quanto il fatto di essere arrivati al 2011 senza aver visto le tre stagioni della serie.

venerdì 1 aprile 2011

Sucker Punch


Sucker Punch non è un film brutto. The Ward è un film brutto. Sucker Punch non è un film. Aridatece i soldi. Film peggiore dell'anno, senza dubbio. Corre pure per il premio del decennio.
Non meriterebbe neanche di sprecare analisi, post, articoli, perfino gli insulti sono superflui. Mi piacerebbe sapere se Nolan ha scelto Zack Snyder per il reboot di Superman prima o dopo aver visto Sucker Punch. E se lo ha scelto prima, mi piacerebbe sapere quanto ha pianto dopo aver visto 'sta cagata.

Sucker Punch è la storia di una che per evitare di venire lobotomizzata si inventa un doppio mondo onirico (ma dai, l'hai visto solo tu Inception) in cui combatte. Combatte? Una bionda con la spada sotto la neve in un'ambientazione giapponese? Minchia, originale. Peccato che Kill Bill l'abbiamo visto pure noi. Ah però il secondo scenario è meglio: l'attacco ad un castello infestato di orchi. Il Signore degli Anelli versione Snyder: datemi una pistola e ve li sbraco io, sti orchi del cazzo, in cinque minuti ralenti incluso. E via dicendo tra zombi nazisti, samurai giganti, draghi sputafuoco e robot di metallo.
E secondo voi, rifugiarsi nei sogni altrui (cioè degli altri registi) aiuta a non venire lobotomizzati? Ecco.

Se questo è il massimo che la mente di Zack Snyder sa creare, meglio se torna a usare i soggetti altrui. Evidentemente, gli va a ralenti anche il cervello, se pensa che uno spettatore medio si possa bere un film così insulso. A proposito di ralenti, non si può vedere un film che per più di metà è al rallentatore e in cui si zooma in continuazione sul dettaglio e gli si gira intorno (tipo la cartuccia che esce dalla pistola dopo lo sparo) e sempre, tutto, per forza al cazzo di rallentatore. Avrà girato sì e no venti minuti, a velocità normale.  

Per apprezzare questa cosa, bisogna avere meno di quindici anni e non capire la differenza tra un film (o una qualunque opera di fiction) e un videogioco. Anche essere lobotomizzati non guasta, così almeno scatta l'empatia con la protagonista.

Una cosa buona di questo film? Che alla fine si salva quella con le tette più grosse.