giovedì 1 settembre 2011

Si vede dal trailer: Speciale Fab Four

Una storia può essere raccontata in tanti modi diversi. Nella storia dei Beatles c'è posto per le leggende, le agiografie, le meticolose ricostruzioni storico/artistiche, le esagerazioni. La verità, per una volta, non è tanto importante.  La magia della storia dei Beatles è che non si ripete mai uguale a se stessa, perchè ogni volta che qualcuno scopre la loro musica, un altro capitolo si aggiunge, inevitabilmente (guardate il video qui sotto se non siete d'accordo, ma soprattutto se lo siete)...

LIVING IN THE MATERIAL WORLD

A ottobre esce un documentario sulla vita di George Harrison. E io perchè non lo sapevo? Sapevatelo! su Not in Kansas.  Il musicista più sottovalutato della storia della musica finalmente omaggiato come si deve (almeno a vedere il trailer), da Martin Scorsese:




WHY MUSIC MATTERS: The Beatles

Di una semplicità commovente. E' solo un breve filmato, parte del progetto WhyMusicMatters (http://www.whymusicmatters.org/), ma dice tutto quello che c'è da sapere sui Beatles, soprattutto il perchè :)

mercoledì 24 agosto 2011

Harry Potter e i doni della Morte (parte 2)


Riepilogo della parte 1: ammazza che palle. (ma ammazza pure Edvige, Dobby e Malocchio Moody).

Ammettiamolo: non se ne poteva più. OTTO film sulla stessa storia sono decisamente troppi; non è un caso se a otto ci arrivano solo alcune saghe porno di successo, che non si preoccupano affatto dell'originalità delle trame. Star Wars: sei. Indiana Jones: quattro. Pianeta delle scimmie: cinque (più un remake e un reboot). Scuola di Polizia: sei. E tutti hanno almeno un capitolo un po' deboluccio o tirato via.
Insomma, guardarsi questo finale di Harry Potter (sapendo già la fine, tra l'altro), era un puro esercizio di dolore. Infatti avevo rinunciato. Ma a Chicago l'unico IMAX in 3D della città dava solo questo e allora ci siamo andati, perchè volevo che Mary vedesse finalmente lo schermo gigante dell'IMAX. (e in effetti è l'unica cosa che ha visto, dato che si è abbioccata subito dopo i trailer).

Condizioni migliori per vedere questo HP dunque non ce n'erano: schermo IMAX, 3D (americano, che si vede e si apprezza), lingua originale, così David Radcliffe non ha quella odiosa voce nasale e lamentosa del doppiaggio italiano. In effetti, un po' le cose migliorano, ma non abbastanza per non annoiarsi o non pensare che tutte le scene più emozionanti del libro siano state tirate via per fare spazio a un po' di effetti speciali inutili. Si salvano la scena nella Gringott e - un pochino - la storia di Piton. Tutto il resto fa volume e rumore.
E Daniel Radcliffe, che era così caruccio e simpatico ai tempi del primo film, è diventato un nano antipatico e anche abbastanza cane a recitare, incapace di suscitare empatia (alzi la mano chi non ha tifato per Voldemort). Errore dovuto alla scelta di far crescere l'attore insieme al personaggio e puntare quindi su un undicenne sperando che non diventasse a vent'anni un nano antipatico e anche abbastanza cane a recitare. Otto film sono troppi anche per questo.

La storia dei Doni della Morte è affrettata e complicata già nel libro, figuriamoci nel film: si capisce poco e lo scontro decisivo finisce con il solito colpo di culo con il quale la "quattrocchia volante" (copyright "Lorenzo" Guzzanti) se la scampa da quando è nato. Si poteva far meglio, ma qui la colpa è della Rowling.

In definitiva, Harry Potter è un film che non passa la prova dello spettatore occasionale (a giudicare dal sonno profondo di Mary) e non passa neanche la prova di chi ha avidamente divorato i libri (cioè chi scrive). Quindi, cui prodest? (a parte la Warner che nuota nell'oro come zio Paperone grazie agli incassi, certo...)

Kung Fu Panda 2

Inner Peace? Inner Piece of what?”

Neanche per tutto l’oro del mondo, in Italia, sarei andato a vedere il sequel di Kung Fu Panda, che mi lasciò una pessima impressione, impostato com’era su gag banali e personaggi buoni solo per uscire da un Happy Meal. Mi sarei perso un ottimo film. La solitudine di una sera all’estero invece mi ha convinto a rischiare, persino in 3D. Non c’è niente da fare: il 3D in America si vede bene, si vede meglio, ha quasi (QUASI) senso. E costa anche meno, al cambio attuale. Ho sempre criticato duramente la DreamWorks per il loro spudorato approccio commerciale, che portava a film fatti di molta tecnica e pochissimo cuore.

Da Dragon Trainer in poi, però, il vento è cambiato: Kung Fu Panda 2 resta un prodotto essenzialmente destinato ad un target diverso da – ad esempio – Up, ma come film di puro intrattenimento si può solo applaudire ad un tale miglioramento rispetto al primo episodio. Po (Jack Black, bravissimo, altro che quella pippa di Fabio Volo) protegge la Cina in qualità di guerriero Dragone, mentre si allena per cercare la pace interiore e completare il suo addestramento di kung fu. Quando nella città di GongMen il malvagio pavone Shen torna a rivendicare a suon di cannonate il regno da cui era stato esiliato anni prima, Po e i cinque guerrieri devono affrontare un nemico che con la sua letale arma minaccia non solo la Cina, ma anche lo stesso significato del kung fu.
In ogni sequel che si rispetti, il percorso dell’eroe – dopo “la consapevolezza” acquisita nel primo capitolo – deve affrontare una battuta d’arresto, causata spesso dalla conoscenza di eventi del suo passato che mettono pericolosamente in discussione tutte le sue certezze. E’ il teorema Impero Colpisce Ancora: “I Am Your Father”, insomma. La storia di Shen è infatti direttamente collegata al tragico passato che Po deve ricordare ed affrontare (insomma, finalmente si capisce perchè suo padre è una papera).
Sono proprio la profondità della storia e i suoi aspetti più drammatici – la consulenza di Guillermo del Toro ha sicuramente giovato a tal proposito – a conferire una maturità diversa a Kung Fu Panda 2, che pur non rinunciando a gag divertentissime, le dosa meglio nella storia e le affianca ad un’ossatura narrativa più completa e soddisfacente anche per i maggiori di otto anni.

Storia a parte, quello che differenzia, in meglio, Kung Fu Panda 2 dal primo episodio è la regia, affidata a Jennifer Yuh: le scene di combattimento sono orchestrate in maniera intelligente e davvero spettacolare, con tante interessanti trovate visive, come la “visuale Pac-Man”, e creative, come i flashback disegnati a mano. C’è un perfetto equilibrio tra azione ed umorismo, i rapporti tra i personaggi sono approfonditi in maniera non banale, le ambientazioni sono curatissime, la battaglia finale riscatta pienamente l’anticlimax del primo episodio. La sensazione è che la presenza della Yuh abbia evitato che anche questo film sembrasse un enorme luogo comune sull’Asia e che lo spirito del film fosse più autentico, anche dal punto di vista estetico. Un difetto: forse il film si perde un po’ nella parte centrale, che poteva essere ridotta di qualche minuto. Ma forse è solo il fusorario che mi ha fregato.

Ora che c’è anche il cuore, oltre alla tecnica, l’inevitabile terzo capitolo (lanciato da un colpo di scena finale interessante) è più di un atto dovuto alle regole del mercato: è un film che non si vuole perdere.

lunedì 1 agosto 2011

Si vede dal trailer: speciale CHI L'HA VISTO

Poi ci sono quei film che vedi per caso, una volta, magari già iniziati, e ti prendono tantissimo sul momento, ti lasciano qualcosa, anche se non sono granchè. Poi li rimuovi, perchè scompaiono così come sono apparsi, su un canale secondario o anche su Sky, ma solo per qualche giorno e poi nulla. Poi ti ritornano in mente e allora vorresti rivederli. Ma come si chiamava? Ma ci sarà il dvd? E se c'è, dove lo trovo? E se non c'è, provo su eMule, ma se non lo trovo neanche là?

BARBARA di Angelo Orlando

Valerio Mastandrea e Marco Giallini legati ad un letto per tutto il film , in attesa della misteriosa Barbara che non arriva mai. In compenso passa un'umanità varia e surreale che fa di tutto, fuorchè slegarli....geniale. Non è il trailer, ma un breve estratto. Colonna sonora e cameo di Daniele Silvestri.



ORMAI E' FATTA di Enzo Monteleone

Accorsi, per una volta non intollerabile, e Solfrizzi in questa storia vera e bellissima del bandito genitluomo Horst Fantazzini e del suo drammatico tentativo di evasione. Cavolo questo l'avevo registrato però.



AUGURI PROFESSORE di Riccardo Milani

Commovente, acuto, divertente, sottovalutatissimo. Un ritratto perfetto della scuola italiana...questo in dvd c'è pure arrivato, ma per così poco tempo che neanche io sono riuscito a comprarlo e da allora vago per negozi e mercatini come un fantasma....
questo è un dei pezzi più riusciti (Silvio Orlando è un mito come sempre, nato per questo ruolo):



MATINEE di Joe Dante

Questo è così remoto nella mia memoria che nemmeno mi ricordo cosa succede....però era proprio carino.

venerdì 29 luglio 2011

Si vede dal trailer

Torna la mia rubrica preferita del mio stesso blog...che c'è di strano...anche al cinema la cosa che preferisco sono i trailer!


50/50

Potrebbe scadere nel melenso-sentimental-drammatico e già parte fregato in partenza: muore? devi piangere per forza, non muore? ecco il solito lieto fine americano. Però Seth Rogen e soprattutto Joseph Gordon-Levitt possono trovare il giusto modo di portarselo a casa...



Hugo

Riuscirà almeno Martin Scorsere a fare qualcosa con il 3D? Non so, però il film sembra proprio bello. E non c'è neanche Joe Pesci che fa il matto. E Chloe Moretz è sempre più stupenda.



Moneyball

Per la serie "da grande voglio fare Robert Redford", Brad Pitt a caccia di Oscar, credibilità e american dreams



Happythankyoumoreplease

Te farai pure crescere la barbetta, ma sei e rimani TED MOSBY!!! Riuscirà a Josh Radonor lo stesso mini miracolo di Zach Braff con Garden State?

giovedì 28 luglio 2011

STAR WARS HD Count Down: - 46

Si avvicina la data fatidica....e questo video girato per la promozione di Cowboys & Aliens mi fa venire in mente due cose: la prima, che Star Wars è più usato di Topolino e dei Beatles nella cultura popolare, la seconda, che Han Solo, pure da vecchio, è sempre Han Solo e quanto sarebbe bello rivederlo (a parte l'orecchino)...

African Cats



Giusto una segnalazione per questa serie di splendidi documentari prodotti dalla Disney. Dopo Earth, arriva sui nostri schermi anche African Cats (peccato che Born to Be Wild non ce l’abbia ancora fatta, è di gran lunga il più originale). Vero è che –come dice Mary – di documentari sui felini ce ne sono di migliori, ma è anche vero che al cinema la produzione National Geographic non arriva e l’impatto delle riprese in HD (e 3D) su uno schermo cinematografico ha un effetto semplicemente mozzafiato.


L’edizione italiana è impreziosita dalla voce narrante di Claudia Cardinale, riesumata per l’occasione ed evidentemente non più in grado di articolare bene le frasi e accordare le desinenze. Dopo lo scambio James Earl JonesPaolo Bonolis per Earth, al posto di Samuel L. Jackson (nell'edizione americana) un’altra scelta infelice. Comunque, un dettaglio.

Se vi capita, non lasciatevelo sfuggire (tra l’altro African Cats si apre con il trailer del ritorno in sala de Il Re Leone, che è un’ottima notizia).



martedì 26 luglio 2011

Capitan America - Il Primo Vendicatore


"Yo no soy marinero soy capitan soy capitan soy capitan"

Quando leggevo Capitan America & Thor, che in Italia negli anni Novanta venivano pubblicati nello stesso mensile, ci provavo spesso, ma non ci riuscivo mai. Mentre Thor letteralmente mi rapiva, Cap, vestito della bandiera a stelle e strisce, incarnazione dei valori e del sogno americano, insomma, retorica allo stato puro, era di una noia mortale.Utilizzato come strumento di propaganda negli anni quaranta (cosa che viene ripresa nel film in maniera molto efficace ed ironica), il personaggio di Capitan America venne riciclato negli anni sessanta dalla Marvel e messo a capo dei Vendicatori. E' il Topolino del supereroi, è un militare, un capo, è un atleta, è bello e biondo e vince sempre, non ha superpoteri interessanti, non ha superproblemi coinvolgenti, combatte i terroristi nazisti invece – che ne so – del padre del suo migliore amico che gli ha pure ucciso la ragazza oppure Loki il dio dell’Inganno. Ma volete mettere? Insomma tra me e Capitan America non c’è mai stato feeling, in più mi rodeva spendere tremila lire e leggere solo metà fumetto.


 La storia è quella del gracile Steve Rogers (Chris Evans), che da scarto dell'esercito diviene  - complice un doping tipo quello che davano a Del Piero negli anni Novanta - icona e condottiero degli americani contro i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, prima di ritrovarsi fuori dal suo tempo alla guida dei supereroi più potenti della terra (i Vendicatori, per l'appunto, che poi secondo me proprio i più potenti non sono ma lasciamo perdere). Nel film si narra la storia delle origini di Cap, incorniciata da due brevi sequenze ambientate ai giorni nostri che lanciano (in maniera piuttosto goffa e con ellissi narrative assolutamente incomprensibili) il film de I Vendicatori dell'anno prossimo.  

Accanto a Chris Evans - scelta inizialmente sorprendente, ma convincente una volta vista la storia che si è scelta di raccontare - Hugo Weaving, Stanley Tucci e Tommy Lee Jones allargano il numero di attori eccellenti che hanno accettato palesemente di far parte del progetto Marvel per gli zeri sull'assegno più che per il ruolo, mentre Hayley Atwell può finalmente mostrare al grande pubblico la sua strabordante carrozzeria (che da queste parti era già stata notata ai tempi di The Duchess, in cui risaltava nel confronto con gli spigoli di Scucchiona Knightley). Come recita? Lei non saprei, ma se le sue tette non prendono l'Oscar come attrici protagoniste, è tutto un magna magna.

Fin qui, è evidente che ancora non ho detto un cavolo che non si possa leggere anche su un articolo di Mereghetti ( a parte che non credo leggesse fumetti negli anni Novanta). Il motivo è semplice: tentenno. Il disappunto che mi pervade nel vedere come questa serie di adattamenti cinematografici dei miei fumetti preferiti sia stata progettata a tavolino, ed a discapito anche della qualità del prodotto cinematografico, per fungere da cassa di risonanza per tutto il brand Marvel nei confronti di un pubblico generalista mi fa incazzare e mi spinge a stroncare senza mezzi termini anche Capitan America, che invece è un film godibile e decentemente autoconsistente, nonchè il migliore della serie (ci voleva poco, d'altronde). E' tutto affrettato fastidiosamente e l'impianto estetico -coerente con quello di Iron Man e Thor - continua a non convincermi, aumentando la sensazione generale di pochezza e superficialità, ma almeno il film ha i suoi momenti.

L'anno prossimo, neanche a farlo apposta, I Vendicatori (Thor  + Iron Man + Hulk + Capitan America) se la vedrà nelle sale con Batman 3 di Christopher Nolan. Vedremo se il pubblico darà ragione alla vacua giostra Marvel o alla serie che ha dato dignità al comicmovie con due capolavori assoluti. (ma come disse Morgan, il popolo sceglie sempre Barabba... )




martedì 19 luglio 2011

Not In Kansas su Facebook!


In quest'epoca irrimediabilmente multimediale, non poteva mancare la pagina ufficiale di Not In Kansas su Facebook. Voglio dire, c'è la pagina di Brunetta, possiamo mancare noi (plurale maiestatis), che almeno un servizio tentiamo di darlo? 

Visto che sono convinto che ogni mezzo va sfruttato per quello che può dare e non solo per essere un altro avatar mutimediale collegato a tutti gli altri a generare spam, su Facebook ci saranno contenuti DIVERSI da quelli del blog...ed ecco quelli che sono già online:

  • segnalazioni quotidiane sulle proiezioni delle arene estive romane
  • galleria di foto dei cinema del mondo che visito (è un lavoraccio, ma qualcuno lo deve pur fare)
  • galleria delle locandine dei film recensiti sul blog con link alla recensione   
  • galleria di foto curiose e divertenti legate al cinema
  • LA COSA PIU' IMPORTANTE: LE REGOLE DI BUONA CONDOTTA AL CINEMA! scaricate, diffondete, allegate, condividete!!! Sconfiggiamo la piaga della maleducazione...almeno in sala!

Vi aspetto!!!

lunedì 4 luglio 2011

Harry Potter e gli Sceneggiatori Babbani



" (...) il guaio è che gli uomini hanno una particolare abilità nello scegliere proprio le cose peggiori per loro" (Albus Silente)

Siamo alla fine di una lunga saga cinematografica, una delle più importanti degli ultimi anni, una delle più lunghe della storia. Il film di Harry Potter e la Pietra Filosofale uscì nel 2001, dopo che già quattro libri erano stati pubblicati. Sarà un caso, ma i libri dal primo al quarto sono uno meglio dell'altro, cosa che non si può dire dei libri successivi, usciti in piena Pottermania, tra cui salvo solo il sesto e in parte il settimo, per l'ecatombe.
Per dare un'idea di cosa è cambiato in questi dieci anni, ricordo perfettamente che si parlava di modificare sostanzialmente l'ambientazione per i film, perchè si temeva non avrebbero avuto successo.

Il 2001 era un anno lontano dal 3D, in cui iniziava un altro fenomeno tratto da libri (Il Signore degli Anelli) e in cui la Pixar e la Dreamworks si affermavano definitivamente con Monsters e Shrek, di supereroi se ne vedevano pochi. Era già tempo di remake e sequel (Il Pianeta delle Scimmie, Hannibal, Jurassic Park 3, La mummia 2) ma non ancora di raschio del barile. Il cinema era diverso, ma anche il resto: le torri gemelle ancora in piedi, ad esempio, fanno pensare ad un'altra epoca.

Mancano dieci giorni all'uscita dell'ottavo film. Il settimo libro è stato diviso in due perchè ora va di moda, non per reale necessità. E' lungo, ma allora perchè ridurre ad un melò Il Principe Mezzosangue o amputare Il Calice di Fuoco, invece di ridurre al minimo la prima parte de I doni della Morte e condensare tutto? La risposta è ovviamente da trovarsi nella volontà di massimizzare i guadagni con il colpo di coda finale (per di più in 3D). I calcoli sono facilissimi.

Ho letto Harry Potter e la Pietra Filosofale d'un fiato, incapace di chiuderlo, molto prima che uscissero i film. Non ho visto al cinema I doni della Morte (e meno male) e, dopo averlo appena recuperato in dvd, non so ancora se andrò a vedere la seconda parte, considerata la mia delusione e la mia pazienza minata eccessivamente dagli ultimi blockbuster (Pirati, Cars, Transformers). In parte ciò è dovuto al fatto che conosco la storia, in parte al fatto che una saga lunga otto film stanca a prescindere, ma credo anche che ci sia dell'altro.

A dieci anni e sette film di distanza su otto, si può iniziare tracciare un bilancio di questo fenomeno. Nonostante l'enorme successo di pubblico, non si può certo dire che la saga di Harry Potter sia stata adattata nella maniera migliore per il grande schermo. Dal punto di vista artistico, si può parlare tranquillamente di occasione persa, visto che l'esperienza cinematografica non è minimamente paragonabile a quella letteraria. Lo è raramente, si sa che "era meglio il libro", però è anche vero che raramente il soggetto di un libro si è prestato così naturalmente ad un adattamento cinematografico ed ecco perchè si poteva e doveva fare meglio. Dopo il primo film, il marchio si è venduto da solo e ancora continua, ma qualcosa è cambiato e di certo non in meglio. La necessità di adattare una trama sempre più complessa ed episodi sempre più lunghi hanno reso il compito degli sceneggiatori molto difficile (va riconosciuto) ma le scelte prese sono state sempre molto discutibili e, nel complesso, hanno reso Harry Potter un'esperienza trascurabile. Invece che la scelta giusta, si è presa quella facile, tanto per citare.
Mi affido ai ricordi, per mancanza di tempo, andando a ritroso. 

Harry Potter e i Doni della Morte parte I: a parte l'ultimissima parte a Villa Malfoy, non si capisce come faccia a durare oltre due ore un film in cui fondamentalmente non accade nulla. E' evidente che tutto accada nella seconda parte, il che rende questo film abbastanza inutile, decisamente noioso e ripetitivo (l'ennesimo litigio tra Ron ed Harry...).

Harry Potter e Il Principe Mezzosangue: il peggior adattamento. Si nota che nel tempo la Rowling ha allentato le pretese di controllo, altrimenti non si spiega come il libro più bello sia stato trasformato volutamente  in un banale episodio di Dawson's Creek. Imperdonabile.

Harry Potter e l'Ordine della Fenice: qui il discorso è complesso. Il libro fu il primo della serie ad uscire dopo l'esplosione mondiale della pottermania e soffre - rispetto ai quattro precedenti - un'eccessiva lunghezza e l'essere costruito intorno all'annuncio che un personaggio cardine sarebbe morto. Insomma, il libro è una palla mortale: evidentemente JK era troppo impegnata a contare le sterline. Il film, ahimè, non è da meno, riuscendo persino a tagliare l'unica cosa veramente bella del libro, ovvero la rivelazione sulla profezia riguardante Neville.

Harry Potter e il Calice di Fuoco: forse il miglior film, nonostante i pesanti tagli. L'equilibrio tra adattamento, fedeltà allo spirito originale e spettacolarità rende Il calice di Fuoco il film più completo e divertente di tutti. Le scene del torneo sono bellissime.

Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban: dopo lo scolastico Columbus, la mano di Alfonso Cuaron rende la saga interessante dal punto di vista estetico, ma la pecca in fase di script con l'omissione dei dettagli sul passato del padre di Harry è un po' eccessiva e non necessaria. Resta al di sotto del libro, ma si lascia guardare.

I primi due film, di Chris Columbus, hanno il merito di una trasposizione fedelissima, soprattutto a livello iconografico, dei libri. E' evidente la supervisione di JK Rowling, ed era sorprendente all'epoca la rispondenza tra quello che si era immaginato leggendo e quello che si vedeva sullo schermo. Essendo i primi due libri relativamente semplici rispetto ai successivi quanto a intreccio, gli elementi sacrificati nella trasposizione sono pochi e superflui (Pix su tutti, nel primo libro). Tutto sommato, sono film assolutamente godibili ed onesti, benchè senza particolari picchi, soprattutto per chi già conosce la storia.

Ho deciso, non vado. Forse.