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martedì 26 luglio 2011

Capitan America - Il Primo Vendicatore


"Yo no soy marinero soy capitan soy capitan soy capitan"

Quando leggevo Capitan America & Thor, che in Italia negli anni Novanta venivano pubblicati nello stesso mensile, ci provavo spesso, ma non ci riuscivo mai. Mentre Thor letteralmente mi rapiva, Cap, vestito della bandiera a stelle e strisce, incarnazione dei valori e del sogno americano, insomma, retorica allo stato puro, era di una noia mortale.Utilizzato come strumento di propaganda negli anni quaranta (cosa che viene ripresa nel film in maniera molto efficace ed ironica), il personaggio di Capitan America venne riciclato negli anni sessanta dalla Marvel e messo a capo dei Vendicatori. E' il Topolino del supereroi, è un militare, un capo, è un atleta, è bello e biondo e vince sempre, non ha superpoteri interessanti, non ha superproblemi coinvolgenti, combatte i terroristi nazisti invece – che ne so – del padre del suo migliore amico che gli ha pure ucciso la ragazza oppure Loki il dio dell’Inganno. Ma volete mettere? Insomma tra me e Capitan America non c’è mai stato feeling, in più mi rodeva spendere tremila lire e leggere solo metà fumetto.


 La storia è quella del gracile Steve Rogers (Chris Evans), che da scarto dell'esercito diviene  - complice un doping tipo quello che davano a Del Piero negli anni Novanta - icona e condottiero degli americani contro i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, prima di ritrovarsi fuori dal suo tempo alla guida dei supereroi più potenti della terra (i Vendicatori, per l'appunto, che poi secondo me proprio i più potenti non sono ma lasciamo perdere). Nel film si narra la storia delle origini di Cap, incorniciata da due brevi sequenze ambientate ai giorni nostri che lanciano (in maniera piuttosto goffa e con ellissi narrative assolutamente incomprensibili) il film de I Vendicatori dell'anno prossimo.  

Accanto a Chris Evans - scelta inizialmente sorprendente, ma convincente una volta vista la storia che si è scelta di raccontare - Hugo Weaving, Stanley Tucci e Tommy Lee Jones allargano il numero di attori eccellenti che hanno accettato palesemente di far parte del progetto Marvel per gli zeri sull'assegno più che per il ruolo, mentre Hayley Atwell può finalmente mostrare al grande pubblico la sua strabordante carrozzeria (che da queste parti era già stata notata ai tempi di The Duchess, in cui risaltava nel confronto con gli spigoli di Scucchiona Knightley). Come recita? Lei non saprei, ma se le sue tette non prendono l'Oscar come attrici protagoniste, è tutto un magna magna.

Fin qui, è evidente che ancora non ho detto un cavolo che non si possa leggere anche su un articolo di Mereghetti ( a parte che non credo leggesse fumetti negli anni Novanta). Il motivo è semplice: tentenno. Il disappunto che mi pervade nel vedere come questa serie di adattamenti cinematografici dei miei fumetti preferiti sia stata progettata a tavolino, ed a discapito anche della qualità del prodotto cinematografico, per fungere da cassa di risonanza per tutto il brand Marvel nei confronti di un pubblico generalista mi fa incazzare e mi spinge a stroncare senza mezzi termini anche Capitan America, che invece è un film godibile e decentemente autoconsistente, nonchè il migliore della serie (ci voleva poco, d'altronde). E' tutto affrettato fastidiosamente e l'impianto estetico -coerente con quello di Iron Man e Thor - continua a non convincermi, aumentando la sensazione generale di pochezza e superficialità, ma almeno il film ha i suoi momenti.

L'anno prossimo, neanche a farlo apposta, I Vendicatori (Thor  + Iron Man + Hulk + Capitan America) se la vedrà nelle sale con Batman 3 di Christopher Nolan. Vedremo se il pubblico darà ragione alla vacua giostra Marvel o alla serie che ha dato dignità al comicmovie con due capolavori assoluti. (ma come disse Morgan, il popolo sceglie sempre Barabba... )




mercoledì 27 aprile 2011

Thor

 "datemi un martello" - "che cosa ne vuoi fare?" - 
"lo voglio dare in testa a chi non mi va!"

Considerazione 1: la pubbicazione in rete delle clip tratte dal film è un mezzo pubblicitario controproducente, oltre che stupido. Perchè devo rovinarmi la sorpresa? E soprattutto, brutto nerd del cazzo seduto dietro di me, tu che invece di lavarti le ascelle ti guardi a rallentatore a ripetizione ogni scena che trovi su internet, perchè vai al cinema con uno a cui devi spiegare tutto mentre accade, prima che accada e dopo che è accaduto, forte dell'esegesi già fatta davanti allo schermo del pc di casa? Ma vaffanculo tu, l'amico e le clip. Aumentate 'sto biglietto, così al cinema ci vado da solo.

Considerazione 2: non me la ricordo più, sono troppo incazzato per la Considerazione 1.

Ci sono personaggi che nascono perfetti, dei capolavori letterari ed umani. Odisseo. Charlie Brown. Jean Valjean. Spider-Man. Paperino. Lupin III. Altri, invece, magari sembrano anche interessanti sul momento, ma in realtà necessitano di un autore veramente bravo, altrimenti mostrano la loro intrinseca debolezza. Superman. Achille. Topolino. Mogol (sì, sì, quello). Thor

Thor è un dio, bello alto biondo e potente. C'ha un martello grosso così ed evoca FULMINI. Letterariamente, un disastro: o fate il fabbro in un villaggio vichingo o è difficile far scattare quell'empatia necessaria a farvi comprare un fumetto. Allora alla Marvel, nel lontano 1962 pensarono bene di fargli avere anche una vita mortale e difficile nei panni di un dottor House ante litteram, il claudicante dottor Donald Blake. Poichè però al cinema evidentemente i dottori zoppi funzionano meno che in tv, tutta sta solfa hanno deciso di saltarla: Thor viene sì esiliato da Odino per la sua tracotanza, ma semplicemente privato dei suoi poteri  e del suo martello fino a quando ne sarà di nuovo degno (cioè cinque minuti prima della fine del film). Così sulla Terra lo prendono per pazzo finchè. eccetera eccetera andatelo a vedere.

La profezia dei Maya non fa riferimento alla fine del mondo. Fa riferimento al film dei Vendicatori. Nel 2012 esce - vivaddio-  sto cavolo di film dei Vendicatori, che i Marvel Studios stanno promuovendo da anni  con dei godibili ma pressochè inutili trailer di due ore ciascuno: Iron Man, Hulk, Iron Man 2, Thor e Capitan America.
Dopo, forse, faranno un film come Odino comanda. O come Nolan insegna.
Thor è decisamente meglio di Iron Man 2 (e ci voleva poco) e riesce a bilanciare meglio di quanto mi aspettassi i due contesti narrativi delle avventure del dio del Tuono, quello ambientanto ad Asgard, dove il dio dell'inganno Loki (miglior personaggio del film e grande Tom Hiddleston) trama contro l'ascesa al trono di Thor e quello sulla Terra, dove sono piazzati  però i  "ganci" ai film successivi e precedenti., tutti  piuttosto inutili  per la storia (tipo quando appare Occhio di Falco (Jeremy Renner) e non fa un cavolo per cinque minuti ma il nerd del cazzo dietro di me se l'è fatta nei pantaloni per l'emozione. Senza smettere di parlare). Niente più che un onesto fumettone, divertente ma non coinvolgente, spettacolare ma non epico, non mitico abbastanza: Kenneth Branagh fa quel che può ma ha le mani legate da una sceneggiatura che non consente toni drammatici o degni delle tematiche shakespeariane, palesi ma non sviscerate a fondo, per le quali forse è stato scelto. 

La cosa meno convincente in assoluto è la scenografia di Asgard, che sembra uscita da un brainstorming tra Briatore, Gattuso e Roberto Cavalli, per il livello di cafonaggine e pacchianeria. Costumi, interni ed esterni sono, poco mitologici, poco nordici, poco magici e poco tecnologici. Una freddezza ed una scarsa originalità che contribuiscono a non rendere il film sufficientemente coinvolgente proprio nella parte che doveva essere peculiare di Thor: la dimensione ultraterrena. Rileggere Walt Simonson per rappresentazione di Asgard convincente e funzionale alla storia. Anche il regno di Jotunheim sembra copiato (male) da Il Signore degli Anelli ed i giganti del Ghiaccio sono poco più che dei pupazzoni di cartapesta. Insomma, va bene che Thor alla fine arriverà sulla Terra per unirsi ai Vendicatori, ma si poteva fare qualcosa di più per questa Asgard, considerato il budget.
 
Un adattamento comporta delle scelte anche drastiche, si sa. Sebbene il risultato finale sia più che sufficiente,  soprattutto per la media dei film Marvel recenti, Thor ha sofferto più di altri (penso agli X-Men o a Spider-Man) il passaggio da carta a pellicola, risultando un misto delle varie interpretazioni che ne sono state date negli anni dai vari autori, senza però aver preso il meglio da alcuna di esse.   

P.S.: classifica delle gnocche: lady Sif (Jaimie Alexander) uber alles, la madre di Thor (Renè Russo, che ancora si difende bene) , l'amica di Jane, (Kat Dennings)  e Jane (Natalie Portman). Natalie Portman, con quel testone e quel sorriso finto, fa venire in mente cosa diceva di lei il coreografo Vincent Cassel ne Il Cigno Nero. Meglio, così non mi tocca litigarmela con Thor.

P.P.S.: ecco la considerazione 2: dove cazzo è BALDER?????

giovedì 31 marzo 2011

KICK-ASS

 "With no powers come no responsability. Only, it's not true"

Il primo numero de L'Uomo Ragno che ho comprato risale al novembre 1994 (numero 155, lire tremila). Abbagliato da una scintillante cover metallizzata, mi sono lasciato irretire e sono sprofondato nel vortice della comicsdipendenza. E' un guaio, ci vogliono anni e anni per trovare un equilibrio. Guarire, non se ne parla. 
Ricordo una volta di aver fatto un calcolo: quattro paghette da 10000 lire al mese non erano più sufficienti a coprire le spese di fumetti (mi toccava andare in edicola con mio padre il sabato e infilare nel mazzo dei suoi quotidiani qualcuno dei fumetti più costosi, tipo quelli da 4500 lire). Poi, ho dovuto tagliare qualche titolo (tanto Capitan America una palla era e una palla rimane).

I fumetti americani di supereroi fanno, mediamente, schifo. Avete presente Dylan Dog? Un numero bello e dieci dimenticabili. Dipende da chi scrive e da chi disegna, e vale anche per Batman e L'Uomo Ragno (solo che là le uscite sono centinaia al mese, e la proporzione tra storie decenti e mediocri è anche peggio di quella di Dylan Dog).
La miniserie Kick-Ass (8 numeri appena) è stato dunque un piccolo shock per me, ormai convinto di saperle tutte sui fumetti americani e sulla Marvel in particolare. Nudità, volgarità, violenza ed autoreferenzialità più un'idea davvero brillante: e se un adolescente appassionato di fumetti provasse a fare il supereroe? 
In breve, la trama è questa: Dave Lizewski, sfigato adolescente, decide di fare l'eroe mascherato. Alla sua prima uscita viene accoltellato e investito da un'auto che quasi lo uccide. Appena si ristabilisce, ricomincia e diventa una star (grazie a Youtube). Le cose si complicano quando pesta i piedi ad un boss della malavita e si allea con il duo di psicopatici vigilanti mascherati formato da Big Daddy e la sua letale figlioletta Hit-Girl.
Un primo atto iperrealistico e metafumettistico, un secondo più "canonico": l'idea di partenza di ambientare una storia di supereroi nel mondo reale viene parzialmente contraddetta dalla presenza di Hit-Girl, ma in qualche modo - soprattutto grazie ai testi - la cosa funziona alla perfezione.
Disegnato da un'icona come John Romita Jr., l'effetto generale è ancora più spiazzante.
Tutta 'sta pippa per dire che insomma, qualcosa ci capisco e sono dieci anni che vedo i miei fumetti essere scaraventati su uno schermo gigante, non sempre con risultati accettabili (vedi il recente, pessimo Dylan Dog), sia dal punto di vista squisitamente cinematografico sia da quello del nerd che sussulta se dal ponte viene lanciata Mary Jane e non Gwen.
Kick-Ass esce al cinema e per la prima volta da che io ricordi non c'è bisogno di adattamento: il fumetto è in pratica lo storyboard del film. Ci sono alcune non trascurabili variazioni nella trama (il che rende il film molto interessante), ma lo spirito dell'opera originale è là: Kick-Ass è una storia sui dolori della crescita, sull'isolamento della generazione Youtube e sulla mancanza di equilibrio dei tempi che corrono. Genialmente mascherata da fumetto di supereroi.
Il cortocircuito tra fumetti e lettori si traduce sullo schermo perdendo un po' il senso dell'operazione (un fumetto che parla di un lettore di fumetti fa un effetto diverso da un film che parla di un lettore di fumetti, no?) ma guadagnando in spettacolarità. Ci sono degli attori meravigliosi e c'è un commento sonoro fantastico, un vero valore aggiunto, degno in certi passaggi del miglior Tarantino.


Non c'è bisogno di leggere fumetti dal 1994 per apprezzare Kick-Ass, sia chiaro: questo è un film d'intrattenimento riuscitissimo, che non paga dazio alle mode imperanti (franchise, 3D, star fuori ruolo tipo Jessica Alba a fare la donna invisibile) ed è un grande successo di critica e pubblico (infatti da noi esce un anno dopo). Da un lato, c'è un esempio di soggetto e di stile praticamente perfetto per mezzi espressivi diversissimi (tutti gli altri fumetti sono stati pesantemente adattati almeno in termini estetici nel passaggio sul grande schermo), dall'altro un film che potrebbe essere un passo importante nella definizione di un nuovo cinema di intrattenimento, magari meno per famiglie ma comunque di ottima fattura e che non viene pubblicizzato tramite il numero di zeri in fondo alla cifra del budget. Simile, per certi versi, a Scott Pigrim vs. The World , ma più incentrato sui personaggi e graziato da interpretazioni certamente di livello superiore. I tempi di E.T. sono passati, ma guai a chi cammina con la testa rivolta indietro.

La recensione di Kick-Ass è qui. (se non c'è, ci sarà nei prossimi giorni)


Ecco il trailer....




Si ringrazia www.filmscoop.it

lunedì 3 maggio 2010

Iron Man 2

"Hai mai fatto la modella a Tokyo?"
Non fatevi ingannare dal titolo: Iron Man 2 non è il seguito di Iron Man. Il primo Iron Man, dopo dieci anni di tentativi ha stabilito definitivamente come sarà l’universo Marvel al cinema, nei modi e nei toni. Niente male, ma, purtroppo, niente di speciale e complicato.
Soprattutto, è stato il primo passo in un universo più grande: con Iron Man 2 Marvel lancia definitivamente la filosofia del crossover anche al cinema.
Il crossover, in gergo fumettistico, è l’incrocio tra due o più serie. I personaggi si incontrano, possibilmente si scontrano, i lettori si incrociano e moltiplicano i loro acquisti mensili. La Marvel ne ha fatto un’arte, ora ci riprova col cinema, dopo un decennio di esperimenti buoni (X-Men, Iron Man) e meno buoni (F4, Devil, Ghost), prendendo il diretto controllo dei personaggi dopo aver (s)venduto al miglior offerente i diritti di immagine sui personaggi, di fatto impedendo proprio i crossover. Tony Stark ha lo scudo di Capitan America in laboratorio (Cap è atteso al cinema l’anno prossimo) e dopo i titoli di coda un bel martellone alieno viene ritrovato in New Mexico (arriva Thor, sempre l’anno prossimo). Nick Fury (Samuel L. Jackson) parla del “progetto Vendicatori”, ovvero il gruppo che riunisce nei fumetti, guarda caso, Iron Man, Thor, Cap, la Vedova Nera e altri. Il film dei Vendicatori uscirà nel 2012. Il progetto è articolato e manda in estasi i nerd come me che si sorbiscono dieci minuti di titoli di coda per vedere mezzo secondo di Mjolnir (il martello!!), ma il punto è: ne vale la pena? Non le ho già lette, queste cose e in svariate versioni? Perché non farmi vedere qualcos’altro? Anzi no, il punto non è se ne valga la pena, perché a me Iron Man 2 ha divertito parecchio, nonostante la forzatura degli elementi esterni e un Mickey Rourke veramente fuori ruolo. Tutto sommato quando avevo 15 anni mi piaceva un certo tipo di fumetto e oggi me ne piace un altro. Se avessi 15 anni forse preferirei Iron Man 2 a Watchmen e The Dark Knight, ma non per questo posso dire che Iron Man 2 sia meno riuscito. Iron Man 2 non è il seguito di Iron Man, anche se riprende esattamente dove avevamo lasciato: da “Io sono Iron Man”. Da bravo seguito, poi, scava un po’ nel passato del protagonista, aumenta gli effetti speciali e non è all’altezza del primo episodio, soprattutto perché ne perde quello strano realismo (parliamo sempre di uno che si costruisce un pace maker da solo e ci alimenta un’armatura) condendolo con elementi fantastici e troppo fumettistici. Il guaio di Iron Man è che non gli hanno mai trovato un degno nemico, una nemesi come Goblin per Spider-Man o Joker per Batman. Senza un anti-eroe, l’eroe, di fatto, non ha ragione d’essere. Robert Downey Junior ha catalizzato sul suo Tony Stark il primo film e nessuno si è accorto di quanto palloso fosse Jeff Bridges come nemico. Stavolta, l’accozzaglia di elementi narrativi e la mancanza del fattore sorpresa svelano un po’ il trucco ma Ivan Vanko (Rourke, terribile) è un avversario ridicolo per Iron Man così come Justin Hammer (Sam Rockwell, sprecato) lo è per Tony Stark...Tocca ancora a Downey Junior sobbarcarsi il peso del film e tutto sommato gli riesce bene nonostante il personaggio di Tony non vada da nessuna parte, dal punto di vista narrativo.
La cosa che un po' sorprende, a mente fredda, è che le sequenze di azione in armatura sono veramente poche rispetto al primo film: l'inizio sulla pista, con la versione portatile dell'armatura ed il breve finale con War Machine...altro non ricordo, e comunque siamo lontani da quanto visto nel precedente episodio.
Da amante dei personaggi Marvel, so che nascondono un potenziale drammatico e spettacolare che potrebbe essere sfruttato e mi dispiace vedere un’altra cosa. Come nei fumetti, però, anche per i film conta prima venderli che consegnarli alla storia. Come nei fumetti, ci sono prodotti pessimi, prodotti mediocri e prodotti buoni. Iron Man 2 ricade nell’ultima categoria, anche se è evidente che per apprezzarlo bisogna o spegnere il cervello o appunto, prenderlo come un lunghissimo trailer di quello che vedremo nei prossimi anni. Comunque, va bene così. P.S. Aridatece Gotham City.