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giovedì 30 dicembre 2010

Not In Kansas Awards 2010: IL MEGLIO

E passiamo alle cose belle, che è meglio...
Senza dubbio questo è stato l'anno di Avatar, definito "game-changing", ovvero una pietra miliare destinata a cambiare l'approccio al fare e fruire i film: il risultato immediato e tangibile è stato un pessimo film (Avatar, appunto) e una serie di filmacci raffazzonati con 3D più o meno posticci ma sempre inutili. E' stato anche l'anno di Inception: forse solo Nolan oggi in America può essere un vero game-changer, e Nolan del 3D non sa che farsene. Un po' come Apple contro Google, e il Blu-ray contro l'HD-DVD, vedremo chi la spunta. Ovviamente tifo per il Cavaliere Oscuro. Più che in altri anni, quest'anno sono venuti meno sia il cinema americano mainstream che quello italiano, così i migliori film hanno una provenienza più eterogenea. Francia e Spagna ci stanno distanziando di molto, prova ne sia il fatto che il miglior incasso italiano dell'anno (e di sempre, dopo La Vita è Bella) è Benvenuti al Sud, copia conforme di un film francese. A parte questioni di orgoglio nazionale, andare a cercare in piccole sale nascoste delle perle come Adam, Scott Pilgrim vs. The World e Departures si rivela sempre un'ottimo modo per riaccendere la passione per il cinema (ed evitare, in molti casi, gli orchi romani che affollano le sale più gettonate).
CATEGORIA SORPRESA DELL'ANNO
1) Il piccolo Nicolas e i suoi genitori di Laurent Tirard Più ci penso e più mi piace, davvero davvero carino. La leggerezza fatta film. 2) The Town di Ben Affleck Hai capito Ben Affleck, quando ci si mette. Epica criminale vecchio stile, trent'anni fa il protagonista sarebbe stato Al Pacino. Il ragazzo si farà. 3) Cella 211 di Daniel Monzon Che film, che finale, un nodo allo stomaco che non si scioglie facilmente. E' in questa categoria, ma starebbe benissimo anche in quella per miglior film. 4) Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek Uno stile nuovo, finalmente più leggero, un equilibrio che gli altri film di Ozpetek non avevano. E Scamarcio recita. 5) Dragon Trainer di Chris Sanders Sorprendente perchè diverso dalla solita formula DreamWorks merchandise + citazioni + umorisimo demenziale. In più è originale e divertente. CATEGORIA MIGLIOR FILM Dieci non bastano e l'ordine della top 5 è assolutamente sparso. Sì. lo ammetto, alcuni di questi non li ho recensiti a tempo debito, ma trovo quasi sempre più difficoltà a fare una recensione positiva, anche perchè è meno divertente...in alcuni casi quindi, perso l'attimo fuggente, persa la recensione. Propositi per il 2011: lavorare su quest'aspetto. Nota: Esclusi dalla classifica per ragioni "anagrafiche", ma decisamente tra i più bei film proiettati quest'anno: Ritorno al Futuro, Porco Rosso, Nausicaa, The Rocky Horror Picture Show, Hair, Tra le Nuvole.
Ed ecco il listone degli imperdibili 2010: 12. People vs. George Lucas di Alexandre O. Philippe Per nerd e fan, decisamente. Ma non solo: lo strano destino di George Lucas è lo spunto per una riflessione sul rapporto tra l'artista, l'opera, la cultura ed il pubblico. Che la Forza sia con voi. 11. Scott Pilgrim vs. The World di Edgar Wright Condannato ad una programmazione infausta a Roma, ma apprezzatissimo dalla critica internazionale, è l'apologia del nerd, il Matrix degli otto bit. E che musica. 10. American Life di Sam Mendes Tutta la grandezza di un cinema autentico, esattamente quello che l'Italia fatica tantissimo a produrre, persa dietro a macchiette e stereotipi sociali e culturali. Mendes ci sbatte in faccia una realtà durissima, ma che fa anche ridere. 9. Draquila di Sabina Guzzanti Messa da parte la satira per cause di forza maggiore, Sabina Guzzanti fotografa la reale situazione dei terremotati abruzzesi. Trasmette una rabbia rara. 8. Departures di Yojiro Takita Il film più delicato dell'anno arriva dal Giappone, terra fertile che sa rielaborare tutti i generi assorbendoli nel proprio humus e facendoli rifiorire. Departures però poteva essere concepito solo laggiù, dove la ritualità di certe usanze ed il rapporto con la morte sono così distanti da quelli a cui siamo abituati. Forse per questo motivo è facile sentirsi profondamente toccati da questo film. 7. Il concerto di Radu Mihaileanu Una commedia gitana con un finale da fermare il cuore, sulla musica di Tchaikovskij. Bello per tutto: per la musica classica che non si sente spesso, per l'accozzaglia di personaggi bislacchi dell'orchestra, per la sintesi perfetta tra autenticità e fiction. 6. Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson Wes Anderson riadatta alla sua maniera la storia del Signor Volpe di Roald Dahl, con la complicità di George Clooney e Meryl Streep. In stop motion, nell'era della CG. Da applausi. 5. L'illusionista di Sylvain Chomet Un film di animazione praticamente muto su un anziano illusionista che incontra una ragazza. Il tramonto di un'epoca visto dal basso e dal punto di vista dei perdenti. Geniale e commovente, ma per Chomet sarebbe stato strano il contrario. 4. Toy Story 3 di Lee Unkrich Mi sento di spararla grossa: si gioca la palma di miglior sequel della storia con Il Padrino parte II e L'Impero Colpisce Ancora. Se i sequel fossero tutti così giusti, non ci sarebbe bisogno di idee nuove. La Pixar è un mondo a parte, non c'è che dire. 3. Las Buenas Hierbas di Maria Novaro Il film più commovente dell'anno non è ancora uscito in sala, ma chi come me l'ha visto al Festival di Roma non può non esserne rimasto colpito. Una storia tragica e commovente, una riflessione sul rapporto tra coscienza, memoria e morte che sfida qualunque credenza senza metterne in ridicolo nessuna. Bellissimo. 2. Inception di Christopher Nolan Primo: è un blockbuster ma ha un soggetto originale (no sequel, no remake, no franchising, no ganci per seguiti vari). Secondo: Christopher Nolan, che non è secondo a nessuno. Terzo: non basta vederlo una volta, forse neanche due, e tanto basta. Questo è il film che ha alzato il livello di aspettattiva, altro che i puffi dopati di Cameron. 1. Shutter Island di Martin Scorsese Grandissimo Martin Scorsese, in piena forma, altrettanto Leo Di Caprio e Mark Ruffalo. Il film dell'anno per potenza registica e tensione, pari a Inception, per alcuni versi simile, per altri diversissimo. Così tanto coinvolgente grazie alla regia che i colpi di scena della trama passano quasi in secondo piano. Anche questo, da vedere e rivedere. Neanche un film italiano nel meglio di quest'anno, a parte Draquila. Forse, La Prima Cosa Bella di Paolo Virzì è il film italiano migliore che ho visto quest'anno, insieme a Mine Vaganti. Ma è comunque roba vecchia, commedie ben riuscite, un paio di gradini sopra a Benvenuti al Sud e Basilicata Coast to Coast. Poi? Fanno storia a sè La Pecora Nera di Ascanio Celestini (interessante e commovente, anche se inferiore al monologo omonimo) e Draquila di Sabina Guzzanti, instant movie sulla tragedia del terremoto. Se i lavori più originali vengono da artisti più legati ad altre forme di spettacolo, mentre gli altri navigano a vista cercando solo un buon soggetto per l'ennesima commedia o puntando tutto sull'interpretazione dell'attore principale (Gorbaciof, con Toni Servillo), sarà difficile uscire da questa impasse. Nel 2011 torna Moretti, finalmente. Nanni, ci meritiamo Alberto Sordi, ma abbi pietà almeno tu.
Last, but not least, grazie a:
Mary (67 + tutto il resto) , Daniele (13), Andrea (10) Guido (7), Angelo & Roberta (6), Federica (4) & Francesco (4) Ivano (3), Stefano (2), Cristiana (3), Andrea (2), Vittoria (2), Rowena (2) & Riccardo (1), Flavio (2)& Giordana (2), Laura, Maurizio.

mercoledì 29 dicembre 2010

Not In Kansas Awards 2010: IL PEGGIO

Giunti in fondo ad un lungo anno di cinema, tiriamo un po' di somme! Ecco il meglio ma soprattutto il peggio del 2010. I film che ho visto quest'anno sono stati 86 , ma per queste classifiche non considero i film visti in replica (Ritorno al Futuro, Hair, Rocky Horror, Nausicaa della Valle del Vento) e neanche quelli usciti quest'anno ma che ho visto l'anno scorso in anteprima. Su tutti, Tra Le Nuvole di Ivan Reitman con George Clooney, che ritengo uno dei migliori film in assoluto degli ultimi anni (e quindi sicuramente da top 10). CATEGORIA PEGGIOR FILM: In ordine sparso, i peggiori 10 dell'anno, così brutti che persino l'ultimo di Allen e La Bellezza del Somaro non sono riusciti a farne parte (e ce ne vuole...): 10) Il figlio più piccolo di Pupi Avati
Altro che Cary Grant: De Sica non si contiene, Zingaretti gira a vuoto, la Morante è insopportabile. Il Wall Street de noantri non funziona in nessun modo. Pupi Avati meglio quando si lascia andare all'amarcord che alla satira.

9) Fuori Controllo di Martin Campbell

Uno dei peggiori film che ho visto negli ultimi 29 anni. Brutto quasi quanto Un Alibi Perfetto con Michael Douglas dell'anno scorso...va bene che da brutti film nascono recensioni divertenti, però c'è un limite a tutto...

8) Nine di Rob Marshall

Cast stellare e due palle così. Il tipo di musical che proprio non mi va giù, con un sacco di attori italiani a fare particine squallide di contorno.

7) Brotherhood di Nicolo Donato

Quattro barzotti per un danese. Nazisti. Gay.

6) Dog Sweat di Hossein Keshavarz

Di certo non ha sudato lo sceneggiatore, che però è un cane. In Iran i giovani vivono normalmente. A parte che non ci credo, comunque STI GRANDISSIMI CAZZI: se non succede niente, che c'è da raccontare?

5) I want to be a soldier di Christian Molina

Valeria Marini. Recita. In INGLESE. Però il bambino che le dice "non sembri una maestra, sembri una troia" vale lo strazio del film ( o quasi).

4) L'uomo nell'ombra di Roman Polanski

Ammetto che questo forse non l'ho capito io, viste le critiche entusiastiche di mezzo mondo. Però obiettivamente la storia non sta in piedi.

3) Somewhere di Sofia Coppola

Film ad uso e consumo delle superstar di Hollywood stressate e depresse per il troppo benessere. Sofia, hai rotto le palle. Ma veramente.

2) Indovina chi sposa Sally di Stephen Burke

Pessimo esempio di contaminazione di comicità americana ed inglese, non si ride mai. E Sally Hawkins è insopportabile.

1) Avatar di James Cameron

Riporto integralmente la mia recensione: che cazzata.

Non è cinema, è uno spot alla tecnologia. Si vede meglio su un bel monitor full HD che al cinema, ma non c'è sostanza comunque. James Cameron è George Lucas senza idee.

The Winner is....

0) il 3D Un anno di film pietosi, emicranie, prezzi maggiorati e colori alterati, e neanche un film che ne abbia giovato. Speriamo passi in fretta questa moda...Per Ritorno al Futuro c'era la coda al cinema, a qualcuno sarà venuto in mente che forse un buon film è meglio?

CATEGORIA DELUSIONE dell'anno, ecco i vincitori:

5) Alice in Wonderland di Tim Burton Non ne resta traccia, Burton annacquatissimo. Peccato perchè per gli occhi è uno spettacolo. 4) Iron Man 2 di Jon Favreau Un trailer di due ore di Thor e del film de i Vendicatori. Peccato. 3) Happy Family di Gabriele Salvatores Salvatores fa come i discografici italiani negli anni sessanta, fa una cover e si dimentica di inserire i credits degli autori originali sull'etichetta. Mia madre pensava che Pregherò fosse originale. Poi ha sentito Stand By Me. Happy Family sta a I Tenenbaum come il terribile pezzo di Celentano sta a quello di Ben E. King. 2) Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni di Woody Allen Woody, io i soldi te li continuo a dare finchè tu fai film, perchè ti voglio comunque troppo bene. Però dai. 1) La Nostra vita di Daniele Luchetti

Rispetto ad altri film di Luchetti, mi è sembrato meno sincero ed efficace. Ma sono gusti. Poi Germano ha un po' rotto.

CATEGORIA PEGGIOR ADATTAMENTO DI TITOLO

Per questa categoria entrano necessariamente in gioco anche film che non ho visto, ma di cui ho potuto disprezzare il titolo. Sicuramente qualcosa mi è sfuggito o il mio cervello lo ha rimosso per decenza.
5) Dragon trainer (How to train your Dragon)e American Life (Away we go)

La nuova moda degli adattatori di titoli, dopo le ipotetiche (Se mi lasci ti sposo, Se scappi ti sposo, Se mi sposi ti sposo eccetera): cambiare il titolo ma lasciarlo in americano. Perchè è più cool e produce un income di revenues maggiore del target. Provinciali.

4) Indovina chi sposa Sally (Happy Ever Afters)

Già il film fa cagare (o cacare, tanto fa schifo sia a Roma che a Milano), poi si sono inventati questo misto pessimo che ricorda Indovina chi viene a cena, Harry ti presento Sally, ma che rientra nella consueta prassi A) di rivolgersi allo spettatore, B) di coniugare nel titolo il verbo sposare. Con l'aggravante che Sally NON è un personaggio, bensì il nome dell'attrice.

3) Piacere sono un po' incinta (The Back-Up Plan)

Scelgo questo in rappresentanza di tutte quelle commedie romantiche stantìe come il pandoro di Guido che dal 2006 è nella credenza di casa, che si distinguono, in originale, solo per l'atroce attrice protagonista ed il titolo. Che in Italia inevitabilmente diventa uguale per tutte. Così dopo un po' di tempo non ricordi più se è a Jennifer Aniston che sono cresciuti i baffi o a Jennifer Lopez che è cresciuto il naso.

2) Un weekend da Bamboccioni (Grown-Ups)

Ma fra venti anni, quando - sperabilmente - il ministro Brunetta e Padoa Schioppa saranno solo un vecchio ricordo sbiadito, chi saprà spiegare questo titolo? Probabilmente non ce ne sarà bisogno, visto che non credo sia un capolavoro, ma solo l'ennesimo esempio di autoerotismo cinematografico di Adam Sandler. Comunque, pessimo titolo.

1) We want sex (Made in Dagenham)

Questo vince a mani basse: non solo SEX è scritto a caratteri cubitali sulla locandina, tanto da far pensare a quantità di amplessi degne di un porno, ma ricade anche nella categoria della traduzione in un'altra frase inglese. Inoltre, è un raggiro bello e buono: il film parla della battaglia delle lavoratrici per la SEX EQUALITY, da cui lo slogan We Want Sex Equality, da cui il titolo italiano, che dimentica furbescamente la parola chiave. Comunque, chi si lascia infinocchiare se lo merita.

La cosa peggiore vista al cinema, anche quest'anno, resta la gente, dalle cassiere agli spettatori. Così maleducati, così soprendentemente imbarazzanti da far impallidire qualunque sceneggiatura e qualunque effetto speciale. E purtroppo, sono in 3D (4, considerando gli odori...). C'è di che vergognarsi, stiamo diventando un popolo da terzo mondo.

A presto con il meglio del meglio del meglio........

mercoledì 10 novembre 2010

La scuola è finita e gli insegnanti cinematografici

La recensione di La Scuola è Finita di Valerio Jalongo è su filmscoop.it. Qui, invece, un ipotetico collegio docenti dei migliori insegnanti cinematografici (escludendo volutamente le varie “insegnanti” della commedia sexy anni settanta, dalla Fenech in giù, altrimenti era troppo facile…) LETTERE Prof Lipari/Vivaldi (Silvio Orlando, Auguri Professore/La Scuola)

Frase chiave: "Le domande hanno bisogno di respirare" L’idealista di sinistra, Il visionario contro il sistema, l’ultimo baluardo della cultura contro la devastazione della scuola italiana. Il tenero professor Lipari ed il suo alter ego Vivaldi, entrambi usciti dala penna di Domenico Starnone e caduti sulla faccia perfetta di Silvio Orlando, sono l’archetipo del professore che non demorde, che ne fa una missione personale, fino a sbagliare per troppo ardore. Disilluso forse, ma mai domo. Sempre Silvio Orlando regala una grandissima lezione di letteratura italiana in Il Portaborse di Luchetti ("...e anche Manzoni, diciamo la verità, mentre lui per cinquant'anni scrive e riscrive i Promessi Sposi, Balzac infila uno dopo l'altro dieci capolavori, Melville scrive l'immenso Moby Dick e Dostoevskij...beh Dostoevskij scrive L'Idiota, Delitto e Castigo e I Fratelli Karamazov!"). LETTERATURA INGLESE Prof Keatings (Robin Williams, L’Attimo Fuggente)

Frase chiave (per chiamarlo, altrimenti non si gira): “O Capitano Mio Capitano” Non vedo questo film da anni, per paura di scoprire che uno dei primi film ad emozionarmi davvero non sia poi il capolavoro che ricordo. Ma “O Capitano Mio Capitano” mi è rimasto dentro. MATEMATICA (E SUPPLENTE DI GINNASTICA) Prof Apicella (Nanni Moretti, Bianca)

Frase chiave: "continuiamo così, facciamoci del male"
Che non sia del tutto equilibrato, il professor Apicella, lo si scopre alla fine del film. Certo la rissa con l’alunno che gli dà dello stronzo poteva essere un campanello d’allarme. E non ditegli che non conoscete la Sacher Torte. STORIA Maestro Saverio (Roberto Benigni, Non Ci Resta che Piangere)

Frase chiave: “Questo lo boccio” Benigni è un maestro elementare che vuole bocciare il povero Giachetti solo perché gli è stato antipatico dal primo momento che l'ha visto. A pensarci bene, non mi è mai venuto il dubbio che Giachetti non fosse davvero antipatico… ARCHEOLOGIA Prof Jones (Harrison Ford, Quadrilogia di Indiana Jones)

Frase chiave: “La X non è il punto dove scavare.”
Come il più classico dei supereroi, nascosto dietro un paio di occhiali da vista da topo di biblioteca, Indiana Jones insegna archeologia a studenti attenti e studentesse trasognate tra un'avventura e l'altra. POZIONI (sì, è una sezione sperimentale) Prof Piton (Alan Rickman, Harry Potter)

Troppo facile mettere Albus Silente o Lupin. In un corpo insegnanti che si rispetti c’è almeno una carogna frustrata che si sfoga sugli alunni. Severus Snape (o Piton) è l’arcigno insegnante di Pozioni di Harry Potter, infame e intransigente, esigente, inumano e spietato. Che ci gode a mettere insufficienze, che ritiene di sprecare il proprio tempo con gli alunni senza speranza. Se a questa descrizione non corrisponde almeno uno dei vostri insegnanti (valgono tutti, dall’asilo a scuola guida), non siete stati a scuola. MUSICA Mr. Finn (Jack Black, School of Rock)

Frase chiave: "Che vi insegnano in questo posto?"

Sì, d’accordo non è un vero professore, ma non lo erano neanche le altre candidate per la cattedra di musica (Maria/Julie Andrews di Tutti insieme appassionatamente e Suor Maria Claretta/Whoopy Goldberg di Sister Act), quindi ho scelto per il più simpatico e matto, che ci sta bene sempre qualcuno sopra le righe.
Che bel consiglio di classe che ne verrebbe fuori....

venerdì 5 novembre 2010

Festival di Roma 2010: la BOTTOM FIVE (e altre considerazioni sparse)

Il lato oscuro del Festival, la classifica degli orrori. L’arte imita la vita, si dice, ma ancora di strada ha da farne prima di togliergli il primo posto, soprattutto nelle cose negative… 1. Il pubblico Come sempre, la cosa peggiore di tutte è la gente. Io non capisco, davvero, come sia possibile. Non c’è stata una volta che non ci fosse qualche testa di cazzo che doveva commentare ad alta voce scena per scena. Il top è stato quella che, zittita, ha commentato: “Ma perché? Non stanno parlando”. E certo, perché i momenti di silenzio del film ce li mettono apposta i registi, sono gli spazi adibiti ai commenti del pubblico. Da podio anche il giornalista BBC accreditato con la faccia da maniaco che non voleva liberare il posto per il legittimo proprietario (munito di biglietto) perchè gli avevano detto di sedersi dove gli pareva (per l'organizzazione di merda, vedi punto 4). E poi sono gli italiani... Anche quello che ha dovuto tradurre il film battuta per battuta alla deficiente che aveva accanto non è stato niente male, per non dire delle due che si sono spazientite durante l'incontro con Rockwell, che evidentemente disturbava le loro chiacchiere, dal quale sono uscite solo con la voglia di rivedere FlashDance. Ve lo meritate Alberto Sordi. Ma che ci venite a fare? Biglietti omaggio, senza dubbio: avevano la faccia di quelle che "vanno al cinema" così per rivedersi ed aggiornarsi sulle loro disgrazie sentimentali (perchè solo quelle...), ma non per "vedere un film". Poi cosa vedono lo decidono in cassa tra una chiacchiera e l'altra, tanto chi sta in fila dietro di loro può aspettare. Io vi odio dal profondo del mio cuore e sì, vi giudico senza appello al solo sentirvi parlare tre minuti di cinema. L’unica volta che non avevo nessuno dietro e da un lato, dall’altro lato persone civili, quello davanti PUZZAVA talmente tanto che ad ogni minimo movimento appestava la sala (chissà se leggerà queste parole, ci provo: ciccio, eri seduto in galleria a Kill Me Please, fila 4, posti centrali, stavi con un’amica. LAVATI e LAVA I TUOI VESTITI, anzi buttali e comprati qualcosa di decente). Cazzo, ma è possibile? Invece del caffè HAG, l’anno prossimo facciamo fare da sponsor alla Infasil, almeno distribuiscono un po’ di deodorante. Stesso discorso per i giornalisti: spocchiosi e cafoni, quando non gradiscono te lo devono far sapere in diretta ad alta voce. E spesso, non gradiscono già da prima di vedere il film, mentre fanno la fila. Andate a lavorare. 2. I Want To Be A Soldier Valeria Marini produce e recita in inglese. E questo già basterebbe. Il film fa schifo, ma quando il bambino dice alla Marini: “Non sembri una maestra, sembri una troia” scatta l’applauso. 3. Dylan Dog Venti minuti che lasciano l’amaro in bocca. Se Dylan Dog resterà sul livello dei primi venti minuti, sarà un pessimo film. Vampiri e licantropi per assecondare la moda, niente Groucho, niente Londra, niente atmosfera. Ma perché allora? 4. l’organizzazione Assurde le code per gli accreditati se i posti sono già assegnati, le biglietterie hanno fatto un gran casino, i sottotitoli non erano mai in sincrono, il volume in sala Alitalia variava tra “stordimento” ed “assordante”, ma senza mai passare da “accettabile”. Prezzi assurdi, soprattutto con il rischio di finire in galleria e di avere le sbarre della balaustra davanti agli occhi... 5. Dog Sweat Due parole: che. palle. Se un regista ha l’urgenza di documentare la normalità della vita dei giovani Iran, presumendo che a qualcuno interessi sapere che dopotutto non si sta così male sotto un regime religioso, allora faccia un documentario (e già quello…). Per fare un film ci vuole altro, ci vuole un cavolo di dramma, una struttura narrativa, delle storie da raccontare. Ripeto: che palle. Fuori classifica, in ordine sparso e velocemente: bello The Social Network, di David Fincher, sulla genesi di Facebook e le battaglie legali tra i suoi creatori; ho trovato interessante l’esordio di Jim Loach, figlio d’arte, che ha scelto un episodio di cronaca incredibile per il suo Oranges and Sunshine. Persino la mia idiosincrasia alle storie tratte da una storia vera non ha resistito, stavolta. Pete Smalls is dead di Alexandre Rockwell è un bel film indipendente sconclusionato e fracassone che sembra uscito dagli anni novanta, e che fa vergognare tutto il cinema sedicente indie (ma in realtà fintissimo) degli ultimi anni, da Little Miss Sunshine in poi. Tra l'altro l'incontro con Rockwell è stato complementare a quello di Landis e molto istruttivo, oltre che divertente. Di Animal Kingdom e del suo regista David Michod sentiremo parlare presto: la declinazione australiana del gangster movie è l’alternativa all’asse Scorsese-Tarantino, può non piacere, ma è qualcosa. Al cinema ora. Divertente The Incite Mill, thriller giapponese che unisce il Grande Fratello ad Agatha Christie. Kill Me Please è una black comedy belga d’altri tempi, chissà se lo vedremo al cinema, originale nella sua imperfezione, un diamante grezzo con momenti di grande cinema. Ma possibile che ci mangino in testa proprio tutti, quanto ad originalità? Certo, immagino in Italia un film sull'eutanasia che reazioni susciterebbe... Piuttosto inutili Rabbit Hole e Let Me In (copia verbatim dello svedese Lasciami Entrare), il cinema americano segna decisamente il passo, scadendo nella mediocrità assoluta. Si salva solo The Kids Are All Right, ma solo perché è divertente e con tre attori bravissimi (Julianne Moore, Annette Bening, Mark Ruffalo). Capitolo Italia: Il Padre e lo Straniero di Ricky Tognazzi mette troppa carne al fuoco e fa più fumo che arrosto, ma almeno non è la solita commedia generazionale o stereotipata. Qualche merito ce l’ha e gli va riconosciuto. La scuola è finita è imperfetto ed è stato accusato di banalità, ma d’altra parte meglio questo che Notte prima degli esami, per dare un occhio alla scuola di oggi. Certo i tempi de La Scuola e Auguri Professore sono lontani, ma anche la scuola vera è cambiata. Un grazie a Best Movie e a MS che mi ha supportato e sopportato durante questi giorni convulsi.

giovedì 4 novembre 2010

Festival di Roma 2010: la TOP FIVE

Nonostante una dieta di piadine in busta, biscottini carissimi e caffè HAG e pochissime ore di sonno sono uscito vivo dal Festival di Roma. Bella esperienza: finalmente mi sono goduto a pieno un festival, sono riuscito a collezionare venti proiezioni (il record è stato le quattro proiezioni consecutive del primo novembre) e non vedo l’ora di rifarlo l’anno prossimo. Ho visto cose che voi umani potete solo immaginare (o pagare 23 euro per la sala Santa Cecilia), quindi ve le racconto, con due belle classifiche ( i link sono agli articoli che ho scritto per Best Movie). Ecco la classifica delle cose migliori viste al Festival: 1. John Landis Primo posto meritatissimo per un regista fantastico. Burke & Hare è divertente e deficiente come i vecchi film di Landis, mentre la lezione di cinema del regista è stata una serata imperdibile, all’insegna della follia e di un cinema che sta scomparendo dalle sale ma è scolpito nei nostri cuori. (John Landis con George Lucas) 2. The People vs. George Lucas Han Shoots First. Jar Jar Binks. Nuke The Fridge. I Midichlorian: le imputazioni per George Lucas sono serie, il suo stato di divinità è stato messo in discussione dagli stessi creatori del suo culto, i suoi fan più accaniti. Questo divertente documentario esplora in maniera semiseria le dinamiche che si sviluppano tra un autore, la sua opera ed il suo pubblico, prendendo come esempio Lucas e Star Wars. Un film che, personalmente, ho sentito tantissimo…

3. Las Buenas Hierbas Struggente ed originale, il film messicano di Maria Novaro ti resta attaccato addosso. Un film “da festival”, che non avrei mai visto altrove, neanche pagato. E' il bello dei festival, la sorpresa di certi film e di un certo cinema "invisibile". Consigliatissimo.

4. Boardwalk Empire Il pilota, fantastico, è diretto da Martin Scorsese , che produce insieme a Mark Wahlberg una nuova serie sulla criminalità organizzata degli anni Venti.

Uno Steve Buscemi in grande forma è il protagonista Nuckie Thompson, politico corrotto di Atlantic City alle prese con i giovani gangster Lucky Luciano ed Al Capone. Sarà un classico se rimane sui livelli cinematografici dell'episodio pilota, ma dobbiamo aspettare gennaio per la versione italiana (su Sky).

5. Nausicaa della Valle del Vento La retrospettiva su Miyazaki l’ho saltata quasi tutta, purtroppo. Orari strani, altri impegni…ma questo no, è il film più vecchio, il manifesto dello Studio Ghibli e, non so perché, ho sempre avuto una strana curiosità per questo film, le cui immagini mi colpirono da piccolo quando le incontrai per la prima sulle riviste di fumetti giapponesi. Finalmente l’ho visto e mi è piaciuto.

Seguirà la Bottom Five...

(grazie a Best Movie e MS)