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lunedì 2 maggio 2011

Source Code



"Meccanica quantistica, calcolo parabolico"


Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhal) si sveglia su un treno, salutato da una ragazza (Michelle Monaghan) che lo chiama Sean. Dopo otto minuti, il treno salta per aria uccidendo tutti. Risvegliatosi dentro una strana capsula, Colter scopre di essere parte di un  misterioso programma militare, senza ricordare di avervi mai preso parte: la sua missione è quella di rivivere gli otto minuti finali della vita di una persona rimasta vittima di un attentato su un treno di pendolari e scoprire il colpevole per scongiurare futuri attentati.
Non può modificare quanto già avvenuto, perchè gli otto minuti sono soltanto una simulazione prodotta da un elaborato software, il Source Code, al quale la sua coscienza è collegata: tutto quello che può fare è fornire indizi che aiutino i militari a scongiurare altri attacchi. La reticenza degli ufficiali con i quali dialoga tra una sessione e l'altra riguardo il mistero della sua presenza nel Source Code e i sentimenti che nascono nei confronti della ragazza lo spingono verso una terribile verità e un ultimo disperato tentativo di sfuggire al destino.

Sotto una sceneggiatura semplice (a meno di essere in sala con me al King, dove i numerosi - ma educati -  spettatori sopra la cinquantina hanno lasciato la sala disorientati e confusi da un finale improvvisamente più complesso) si celano temi che Duncan Jones aveva già proposto in Moon. Il valore della vita umana - contrapposto a derive poco etiche della scienza - è al centro di Source Code come di Moon, al punto che persino scoprire che la vita che si vive sia in un certo senso finta, artificiale, funzionale ad uno scopo, ridotta quasi ad uno strumento nelle mani di qualcun altro, non ne compromette la dignità. Colter Stevens vive una realtà simulata, ma che è l'unica che può percepire ed in cui i sentimenti che prova sono reali. Ha senso lottare sapendo che finirà tutto all'improvviso, che è tutto destinato a scomparire, che alcune cose non si possono cambiare? L'allegoria è evidente, ma Duncan Jones  non ha certo voglia di discutere di questioni filosofiche: la risposta alla domanda è tutta nelle (re)azioni del capitano Stevens.

Se si deve per forza cercare il pelo nell'uovo, Source Code paga - come Moon, d'altra parte - una risoluzione dei misteri iniziali quasi frettolosa e priva di un vero e proprio climax. Inoltre, il concetto stesso di Source Code è essenzialmente poco credibile: come può la traccia mentale di una persona sola essere il punto d'accesso - affidabile - a tutta la realtà intorno? La questione, non essendo purtroppo sviscerata nel film come ad esempio in Minority Report, in cui si questionava la liceità di arrestare le persone basandosi su previsioni di reati, potrebbe essere catalogata come un piccolo difetto di sceneggiatura. Difetto del tutto trascurabile, perchè Source Code è un film di fantascienza vero, basato sui (pochi ma buoni) personaggi ed in cui il progresso scientifico è un volano per discutere gli aspetti fondamentali dell'umanità, intesa come categoria morale. 

La cinematografia del figlio di Ziggy Stardust per il momento sta recuperando una fantascienza dal gusto retro che si stava un po' perdendo nel tempo, e che sposta di nuovo ed in maniera decisa l'attenzione dagli effetti speciali al protagonista (non a caso, in entrambi i film, c'è un unico ruolo predominante), archetipo dell'uomo moderno, che si trova costantemente a lottare per affermare il proprio diritto alla felicità ed all'indipendenza dai poteri che lo sovrastano in maniera subdola ed ineluttabile attraverso un uso poco etico della scienza e della tecnologia. Bene così.

martedì 15 marzo 2011

Si vede dal trailer (Source Code - The Music Never Stopped - The Other Woman)

Quando arrivate un po' tardi al cinema, c'è sempre lo stronzo davanti in fila che decide cosa vedere alla cassa. Anche se ha avuto tutta la fila per scegliere: sceglie alla cassa. Magari chiede consiglio alla cassiera, come fosse il maitre del ristorante. Poi ovviamente si consulta con la ragazza. Che non è d'accordo. E poi comunque vanno a vedere il cinepanettone o quello che più gli si avvicina.

Cassa Quote #1


"Acros de iuniverz: che vor dì acros? "
"mmm...al di là

(ragazzine in coda tempo fa al Warner Village di Roma. Film poi scelto: Matrimonio alle Bahamas, con Massimo Boldi)

Veniamo alle cose serie:

The Music Never Stopped

Forse è solo un drammone strappalacrime, ma J.K. Simmons è un grandissimo attore e questo potrebbe essere un bel film sul potere della musica. 



Source Code

Duncan Jones ci ha stupito con Moon. Qui sale di budget, quindi forse scende di qualità: con i viaggi nel tempo è un attimo che ti ritrovi una trama incoerente, vediamo un po'...



The Other Woman


Girato prima dell'Oscar: per contratto, dunque, la Portman ha una scena di pianto disperato. Speriamo che d'ora in poi non sia obbligatorio vederla piagnucolare sempre, ma intanto, per quale motivo dovrei vedermi la versione aggiornata di Nemiche Amiche?